Spiaggia delle Monache: il mare di Posillipo diventa un privilegio per pochi
A Napoli esiste una spiaggia pubblica che, di fatto, pubblica non è più. Succede a Posillipo, dove la storica Spiaggia delle Monache torna al centro delle polemiche dopo il blitz congiunto di Guardia Costiera e Carabinieri. Al centro dell’inchiesta c’è la scala di accesso di via Posillipo 357, oggi sbarrata da un cancello e da un lucchetto che impediscono ai cittadini di raggiungere il mare. E mentre residenti e giovani napoletani restano fuori, qualcuno continua tranquillamente a prendere il sole.
Blitz delle forze dell’ordine alla Spiaggia delle Monache
Nella mattinata di ieri, i militari hanno effettuato controlli approfonditi sull’arenile di Posillipo per verificare la legittimità della chiusura dell’unico accesso praticabile alla spiaggia libera. Un sopralluogo che arriva dopo settimane di denunce, proteste e segnalazioni da parte di associazioni e comitati cittadini.
La scena trovata dagli investigatori racconta più di mille parole: una spiaggia quasi deserta, appena due ombrelloni sulla battigia e accessi completamente interdetti ai comuni cittadini. Secondo le prime verifiche, quelle attrezzature apparterrebbero a strutture ricettive della zona, bed and breakfast che avrebbero accesso diretto al mare attraverso passaggi interni privati.
Una fotografia che alimenta rabbia e sospetti, il mare libero trasformato in una corsia privilegiata per turisti e attività private.
Il cancello di via Posillipo 357 divide Napoli
Il punto cruciale della vicenda resta il cancello installato lungo la discesa che conduce alla Spiaggia delle Monache. Per i comitati civici quella scala rappresenta l’unico accesso realmente utilizzabile per raggiungere il mare senza attraversare proprietà private. Ed è proprio questo il nodo che sta facendo esplodere la polemica.
Senza quel passaggio, la spiaggia diventa praticamente irraggiungibile via terra. Le alternative? Entrare in condomini, attraversare giardini privati oppure arrivare in barca. Una situazione che molti residenti definiscono assurda e che riapre il tema storico della privatizzazione silenziosa della costa di Posillipo.
Perché se una spiaggia libera non è accessibile, allora smette automaticamente di essere davvero pubblica.
Mare negato ai cittadini mentre la burocrazia resta immobile
La vicenda si inserisce in un quadro ancora più ampio e caotico: quello delle concessioni balneari scadute e dei nuovi bandi che tardano ad arrivare. L’Autorità Portuale starebbe accelerando le procedure per assegnare i lidi entro metà giugno, ma nel frattempo regna l’incertezza.
Ed è proprio nei vuoti amministrativi che proliferano situazioni ambigue.
Secondo molti attivisti, il rischio concreto è che si sia creato un sistema parallelo dove l’accesso al demanio marittimo venga gestito in maniera discrezionale, favorendo pochi soggetti a discapito della collettività.
Intanto Palazzo San Giacomo promette pulizia delle spiagge e servizi attivi per l’estate 2026. Ma una domanda resta inevitabile, ossia, come si può garantire manutenzione e sicurezza se perfino gli accessi risultano bloccati?
La Procura vuole fare chiarezza
Il verbale redatto da Guardia Costiera e Carabinieri sarebbe già finito all’attenzione della magistratura napoletana. Gli inquirenti dovranno chiarire chi abbia autorizzato la chiusura della scala e soprattutto se esistano eventuali irregolarità nella gestione degli accessi. Si indaga anche sulle autorizzazioni delle strutture ricettive che utilizzano passaggi interni verso la spiaggia.
L’ipotesi che preoccupa maggiormente è quella di un utilizzo improprio di un bene demaniale pubblico. Nelle prossime ore potrebbero arrivare ulteriori controlli e perfino sequestri qualora emergessero violazioni.
I giovani pronti alla protesta: “Il mare non si chiude”
La tensione intanto cresce giorno dopo giorno. Con l’arrivo dell’estate, la Spiaggia delle Monache rischia di trasformarsi in un simbolo dello scontro tra diritto al mare e interessi privati.
I comitati per il mare libero annunciano nuove manifestazioni davanti al civico 357 di via Posillipo. La richiesta è chiara: riaprire immediatamente la scala e restituire ai cittadini un accesso pubblico che molti considerano sottratto illegalmente.
Per tanti giovani napoletani questa battaglia va oltre una semplice spiaggia. È il simbolo di una città dove gli spazi comuni sembrano restringersi sempre di più, mentre pezzi di costa finiscono lentamente nelle mani di pochi.
E in una Napoli che vive di mare, chiudere un accesso pubblico significa chiudere una parte della città stessa.
Nelle prossime settimane il tema sarà affrontato anche in Prefettura. Sul tavolo ci saranno sicurezza, gestione degli accessi e ordine pubblico in vista dell’estate.
Ma il rischio è evidente: senza regole chiare e senza varchi aperti, la stagione balneare 2026 potrebbe trasformarsi nell’ennesimo terreno di scontro.
Perché il problema non è soltanto una scala chiusa. Il vero nodo è capire se il mare di Napoli debba restare un diritto collettivo oppure diventare, pezzo dopo pezzo, un lusso riservato a pochi privilegiati.
Manuela Bottiglieri
