Qualità della vita in Campania: a Napoli difficoltà per giovani e famiglie
La Campania si muove tra eccellenze isolate e criticità profonde nella nuova classifica sulla qualità della vita pubblicata dal Il Sole 24 Ore. Il report, presentato durante il Festival dell’Economia di Trento, analizza le condizioni di vita nelle 107 province italiane prendendo in esame tre fasce generazionali: bambini, giovani e anziani.
Il quadro che emerge per Napoli e per le altre province campane è complesso. Alcuni indicatori raccontano una realtà dinamica e ricca di potenzialità, altri invece evidenziano ritardi strutturali che continuano a pesare sulla qualità della vita quotidiana.
Napoli tra luci e ombre: giovani penalizzati, anziani a metà classifica
La provincia di Napoli ottiene uno dei risultati peggiori d’Italia per la qualità della vita dei giovani tra i 15 e i 35 anni. Nella graduatoria nazionale si colloca infatti nelle ultime posizioni, superando soltanto poche province del Sud.
Pesano soprattutto alcuni dati legati al lavoro e alle opportunità. Napoli risulta tra le peggiori province italiane per disoccupazione giovanile, numero di Neet — i giovani che non studiano e non lavorano — e saldo migratorio, segnale di una continua fuga di ragazzi verso altre città o all’estero.
Eppure non mancano indicatori positivi. La città partenopea conquista il secondo posto nazionale per imprenditorialità giovanile, confermando una forte capacità di iniziativa e una vivacità economica che resiste nonostante le difficoltà occupazionali.La situazione migliora leggermente per gli anziani over 65, fascia nella quale Napoli si posiziona a centro classifica. Anche qui però emergono contraddizioni, infatti il capoluogo campano è ultimo per speranza di vita a 65 anni, ma registra ottimi risultati per vicinanza dei servizi commerciali e presenza di persone che vivono sole, dato che fotografa una popolazione anziana numerosa e diffusa sul territorio urbano.
Bambini e famiglie: servizi insufficienti e spazi ridotti
Per la qualità della vita dei bambini, Napoli resta nella parte bassa della classifica nazionale. Il problema principale riguarda i servizi destinati alle famiglie.
Secondo il report, il territorio soffre per la scarsa copertura degli asili nido, la limitata presenza di mense scolastiche e gli spazi abitativi troppo ridotti. Proprio quest’ultimo indicatore vede Napoli fanalino di coda in Italia.
Nonostante questo, emergono anche elementi incoraggianti. La provincia si distingue per l’elevata partecipazione scolastica, per la presenza di servizi raggiungibili in pochi minuti e per un tasso di natalità ancora relativamente alto rispetto ad altre aree del Paese.
Benevento prima in Campania per giovani e bambini
Tra le province campane, Benevento è quella che ottiene i risultati migliori per qualità della vita di giovani e bambini.
La città sannita si distingue soprattutto per gli investimenti del PNRR destinati all’istruzione e per la presenza di aree verdi attrezzate. Più critico invece il dato relativo agli anziani, dove Benevento scivola nelle ultime posizioni nazionali.
Avellino, Salerno e Caserta: dati contrastanti
Anche Avellino mostra un andamento altalenante. Buoni risultati arrivano dal tessuto sociale e dalla disponibilità di strutture sportive, mentre pesano carenze nei servizi per il tempo libero e una bassa speranza di vita per gli over 65.
Situazione difficile anche per Caserta, che occupa posizioni molto basse soprattutto per servizi all’infanzia e assistenza agli anziani. La provincia però si distingue per l’imprenditorialità giovanile, confermando una forte propensione all’iniziativa economica.
A Salerno incidono invece la carenza di aree sportive e alcune criticità legate alle strutture scolastiche, anche se il mercato del lavoro offre segnali leggermente più incoraggianti rispetto ad altre province campane.
Una Campania divisa tra potenziale e ritardi strutturali
La ricerca del Sole 24 Ore restituisce l’immagine di una Campania capace di esprimere energia sociale, spirito imprenditoriale e forte partecipazione scolastica, ma ancora frenata da problemi storici: carenza di servizi pubblici, difficoltà occupazionali, assistenza insufficiente e infrastrutture non adeguate.
Il dato più evidente riguarda proprio i giovani. Molti ragazzi continuano a lasciare il territorio in cerca di opportunità migliori, mentre chi resta deve spesso fare i conti con precarietà e mancanza di prospettive.
La sfida per il futuro sarà trasformare le potenzialità del territorio in occasioni concrete, soprattutto per le nuove generazioni, senza lasciare indietro famiglie e anziani.
Manuela Bottiglieri
