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Il Mezzogiorno locomotiva dell’economia del mare

Più dell’11% del Pil, il prodotto interno lordo. Tanto vale l’economia del mare, che deve molto al Mezzogiorno che fa da traino. Lo dice il XIV rapporto sull’Economia del Mare del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, Unioncamere e OsserMare.

Sono i porti e le loro performance, che migliorano di anno in anno, a fare la differenza, con l’importante contributo che tutto il Sud riesce a mettere in campo. I dati rapporto esaminano il 2024 per valore aggiunto e tutto il 2025 per numero di imprese. Ebbene, nel 2024 l’incremento del valore aggiunto della filiera al Sud è stato tre volte quello registrato dal complesso dei beni e servizi.

Anche la cantieristica del Mezzogiorno fa la sua parte: il tasso di incremento della produzione nell’ultimo anno al Sud è superiore al tasso di incremento della cantieristica nel Nord-Est e nel Nord-Ovest.

Nel Mezzogiorno oggi l’economia del mare pesa per il 35%, 10 punti percentuali in più rispetto al peso dell’economia complessiva del Mezzogiorno sull’economia nazionale

I numeri contenuti nel rapporto

In Italia, nell’economia del mare, operano quasi 254 mila imprese, con oltre un milioni di occupati, generando un valore aggiunto diretto pari a quasi ottanta miliardi di euro, pari all’11,4% del Pil nazionale.

Crescono anche gli addetti, con un aumento occupazionale che supera, anche se di poco, il 4%. Comunque, un valore quasi triplo rispetto alla crescita registrata complessivamente nell’economia italiana.

 

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