Metro di Montesanto, il giallo infinito dei lavori
Napoli, primavera 2026. Doveva essere il simbolo della ripartenza, invece è diventato l’ennesimo capitolo della lunga saga cittadina dei “lavori in corso… ancora per poco”. Quel “poco”, però, a Montesanto sembra avere una percezione tutta partenopea del tempo. La stazione della Linea 2 resta chiusa. La data del 24 aprile, annunciata come traguardo definitivo, è già archiviata insieme alle promesse di riapertura. I treni passano, ma non si fermano, come i pendolari, costretti ad arrangiarsi.
Il domino che nessuno ha fermato
A leggere le carte di Rete Ferroviaria Italiana, il problema non nasce nemmeno a Montesanto. Il primo tassello cade a Piazza Amedeo, dove i lavori precedenti hanno imposto uno slittamento a catena. Il cantiere, previsto per gennaio, parte a marzo. Due mesi evaporati e una conseguenza inevitabile: la riapertura slitta al 29 maggio. Una data che, più che una certezza, somiglia sempre più a una previsione meteo. Nel frattempo, Napoli scopre ancora una volta la fragilità di un sistema che si regge su equilibri precari: basta spostare un ingranaggio e tutto si inceppa.
Il paradosso perfetto, chiude anche la funicolare
E qui l’inchiesta diventa quasi surreale.
Mentre Montesanto prova a riaprire, il 15 maggio scatta la chiusura della Funicolare di Montesanto. Tradotto: per circa due settimane, uno dei principali nodi di collegamento della città resterà senza metro e senza funicolare. Una coincidenza? Forse. Una pianificazione coordinata? Decisamente no. La domanda resta sospesa tra i binari vuoti: possibile che Azienda Napoletana Mobilità e RFI non abbiano trovato un calendario condiviso? Oppure il disagio dei cittadini continua a essere una variabile secondaria?
PNRR: fondi europei, tempi napoletani
Sul tavolo non c’è solo un cantiere, ma oltre 5 milioni di euro legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un investimento importante, che dovrebbe tradursi in accessibilità, sicurezza e modernizzazione. Ma ogni giorno di ritardo accende interrogativi più pesanti: le scadenze europee saranno rispettate? E soprattutto, cosa succede se non lo saranno?
Il rischio è che il problema non resti confinato ai disagi quotidiani, ma si trasformi in una questione contabile sotto la lente della Corte dei Conti.
Pendolari in attesa (e in cammino)
Intanto la città si arrangia, come sempre. Chi può devia verso Stazione di Napoli Piazza Dante o Stazione di Napoli Cavour, chi improvvisa percorsi alternativi, chi semplicemente allunga i tempi.
La nuova data da cerchiare è il 30 maggio 2026, “salvo imprevisti”, si dice. Una formula che, a Napoli, suona più come una tradizione che come una cautela. Perché qui il problema non è il cantiere in sé. È l’abitudine al ritardo. È l’idea che le scadenze siano elastiche. È una città che continua a inseguire il futuro, ma spesso resta ferma… proprio quando il treno passa.
Manuela Bottiglieri
