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Liminaria, l’arte di dedicarsi all’Arte

Fino al 25 luglio, tra la Valle Caudina, la Valle Vitulanese e il Fortore, Liminaria mette in relazione pratiche artistiche, ricerca situata, cinema, radio, pedagogia e sperimentazione sonora. Lecture, soundwalk, installazioni, tavole rotonde, performance e DJ set costituiscono le diverse articolazioni di un unico processo di ascolto e produzione di conoscenza. Il suono è assunto non soltanto come linguaggio artistico, ma come metodo capace di rendere percepibili forze, conflitti e temporalità che spesso restano ai margini della rappresentazione.

Il programma intreccia le residenze artistiche di Liminaria, la quinta edizione della Scuola Metarurale e KIN – Tessiture Sonore, workshop sviluppato nell’ambito del progetto europeo Sound Steps. Le registrazioni, le narrazioni e i materiali raccolti durante la settimana confluiranno in composizioni radiofoniche e percorsi geolocalizzati sulla piattaforma GOH, costruendo un archivio aperto e situato del territorio.

Tra gli appuntamenti principali figurano la lecture inaugurale Territori energetici. Ascoltare dopo l’estrazione di Leandro Pisano, dedicata alla ricerca sviluppata durante Changbai Spring nel Nordest asiatico; le proiezioni dei film “Real” di Adele Tulli e “Me ne vado e divento Papa” di Antonello Carbone; la tavola rotonda “Il rurale come posizione. Arte, istituzioni, territori”; la soundwalk nei paesaggi eolici del Fortore con Philip Samartzis; l’ascolto/performance Geomorphologies di Philip Samartzis ed Emanuele Errante; il workshop radiofonico “KIN – Tessiture Sonore” coordinato da Roberto Paci Dalò; la restituzione pubblica Radio improvvisata, con Felice Cimatti e i partecipanti alla Scuola Metarurale.

Durante il festival saranno inoltre presentate le installazioni di Irene Macalli e Giacomo Por, insieme alle performance e ai live di Roberto Paci Dalò, Vittoria Assembri, Robert Willim, Nicola Di Croce, Sara Persico e ai DJ set di Tommaso Nudo, Gamino ed Elisa Batti.

Anche in questa edizione Liminaria assume il rurale non come categoria geografica residuale né come immagine pacificata da consumare, ma come posizione critica dalla quale interrogare le relazioni tra arte, istituzioni, infrastrutture, ambiente e forme dell’abitare. Uno spazio in cui il passato non è concluso e il futuro non è ancora stabilito.

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