Funicolari Napoli, il viaggio quotidiano nell’incertezza
Chi paga davvero i disservizi ANM? A Napoli prendere una funicolare non è più un’abitudine, ma una scommessa. Ogni mattina migliaia di cittadini si svegliano con la stessa domanda: “Oggi sarà aperta?”. Un interrogativo che, in una città dove salite, discese e collegamenti rapidi sono fondamentali, pesa come un macigno soprattutto su lavoratori, studenti e pendolari.
Le funicolari di Napoli — Centrale, Chiaia, Montesanto e Mergellina — dovrebbero rappresentare una colonna portante della mobilità urbana. Invece, sempre più spesso, diventano simbolo di un servizio fragile, intermittente e incapace di garantire continuità. Tra manutenzioni improvvise, verifiche tecniche, chiusure anticipate e perfino carenza di personale, il risultato è sempre lo stesso: il disagio ricade sui cittadini.
Parliamo di circa 60mila utenti al giorno. Non numeri astratti, ma persone in carne e ossa che devono arrivare in ufficio, a scuola, in ospedale, o semplicemente tornare a casa senza trasformare ogni spostamento in una maratona urbana.
Chiusure improvvise e corse contro il tempo
La Funicolare Centrale, una delle più utilizzate della città, continua a essere soggetta a frequenti stop per monitoraggi dell’impianto. Solo a inizio febbraio 2026 si sono registrate chiusure annunciate per due giorni consecutivi, lasciando migliaia di utenti senza un’alternativa immediata.
La situazione della Funicolare di Chiaia non è migliore. Dopo una lunga chiusura e la tanto attesa riapertura avvenuta a inizio 2025, i cittadini speravano finalmente in un ritorno alla normalità. Invece, anche qui, si sono susseguiti stop per verifiche tecniche, manutenzioni e riduzioni di orario che hanno riacceso le proteste.
Il 4 aprile 2026, inoltre, le funicolari di Montesanto, Mergellina e Chiaia hanno effettuato una chiusura anticipata, creando l’ennesimo effetto domino sul traffico cittadino. Autobus presi d’assalto, taxi introvabili, traffico congestionato e lavoratori costretti a inventarsi soluzioni last minute.
La domanda che molti si pongono è semplice: possibile che in una grande città europea un servizio essenziale debba funzionare come un’incognita quotidiana?
Il prezzo del disservizio lo pagano sempre i cittadini
Quando una funicolare si ferma, non si blocca solo un impianto: si ferma una parte della città. Napoli, con la sua conformazione urbanistica unica, non può permettersi leggerezze nella gestione del trasporto verticale.
Eppure il problema sembra diventato strutturale. Le motivazioni ufficiali parlano di sicurezza, manutenzione necessaria e controlli tecnici indispensabili. Tutto giusto, tutto doveroso. Ma se le interruzioni diventano così frequenti da sembrare la normalità, allora la questione non è più l’emergenza, ma la programmazione.
Perché la manutenzione non può essere una sorpresa. E soprattutto non può trasformarsi in una condanna quotidiana per chi lavora e dipende dai mezzi pubblici.
I cittadini chiedono trasparenza, comunicazioni tempestive e soprattutto un servizio affidabile. Perché chi paga abbonamenti e biglietti non sta acquistando un tentativo di trasporto, ma un diritto alla mobilità.
E mentre Napoli continua a correre in salita, ANM sembra ancora ferma in stazione.
Manuela Bottiglieri
