Avvisi di pagamento dalle Asl: attenzione non sono prescritti!
Se avete ricevuto un avviso di pagamento a firma di Asl e Agenzia delle Entrate, non prendetelo sotto gamba. La prescrizione del debito (che sia dovuto o meno) si prescrive in dieci e non in cinque anni.
Dunque, anche se il riferimento è al lontano 2020 come nella maggior parte dei casi, ovvero in pieno lockdown da Covid 19, è inutile andare alla Asl dove niente vi diranno. Altrettanto inutile sarà chiedere informazioni via email, perché non vi risponderanno. Perciò, meglio pagare per evitare problemi in futuro.
Purtroppo è così. Ma quando la cifra è troppo alta? Siamo andati alla Asl Napoli 1, dove sono centinaia le persone inutilmente in cerca di informazioni. Qui abbiamo incontrato una signora in lacrime per la richiesta di 600 euro, successiva a un’altra già pagata di 300 euro. “Questi soldi da dove li prendo se con lo stipendio pago giusto affitto, bollette e faccio la spesa?”.
Ma da dove nascono queste richieste di soldi?
Tutti ricordiamo il gioco-filastrocca “Alla torre dei mille gatti il terzo gatto mi scappò! Il terzo gatto non fu! E chi fu? Mamma gattona”. Qualcuno, poi, avrà avuto la fortuna di aver incontrato i libri di Daniel Pennac e il suo “Monsieur Malaussène”, che svolge uno strano lavoro per una catena di supermercati: il capro espiatorio. Ovvero, in caso di prodotti guasti o cibi andati a male è suo compito sopportare senza batter ciglio gli insulti dei clienti, fino a quando non si sono sfogati.
Arriviamo al dunque. Liste di attesa per la sanità troppo lunghe. Chi sono i primi a lamentarsene? I cittadini-Mamma gattona a cui tutto ritorna in assenza di altri responsabili. Il contribuente fa bene a protestare, ma viene fuori (?) che la colpa è proprio del cittadino che prenota le visite e poi non si presenta dallo specialista (!). Oddio, e se uno sta male in quel momento? Se ha dimenticato l’appuntamento, poiché è frequente un’attesa di mesi se non di anni?
Ma se i cittadini si lamentano e, in contemporanea la Corte dei Conti, bastona i dirigenti delle Asl per le spese fuori controllo che sono il frutto delle erogazioni mal distribuite, allora è fatta. Ecco comparire il cittadino-Monsieur Malaussène che, come un parafulmine (o se si preferisce l’ombrello di Altan) si vede ritornare indietro il problema.
L’indagine della Procura regionale della Corte dei conti
La Procura regionale della Corte dei conti ha ancora in corso una indagine, gli accertamenti sono dei carabinieri del Nas, sul mancato incasso da parte delle Asl campane della sanzione, equivalente al ticket, che la legge impone sia pagata da chi prenota una visita e poi non si reca in ambulatorio né la disdice nei termini di legge.
Infatti solo oggi, e con ritardo, scopriamo che chi prenota una visita e poi non si presenta, senza effettuare la disdetta almeno due giorni prima dell’appuntamento, è comunque tenuto al pagamento del ticket. Pensate che da alcuni giorni le Asl stanno provvedendo a pubblicare gli avvisi in bacheca. Meglio tardi che mai.
Si muove il Movimento Consumatori
“Quello che sta succedendo è già grave, ma è gravissimo che ad alcuni morosi si stiano bloccando le esenzioni dei ticket sanitari – denuncia il responsabile della sede di Napoli del Movimento, Osvaldo Ciriello – Chiediamo con un urgenza la convocazione di un tavolo tecnico istituzionale a Prefettura, ASL e Agenzia delle Entrate Riscossione, per trovare una soluzione al blocco delle esenzioni ticket sanitarie per presunti debiti pregressi e prescritti”.
Nelle ultime settimane, numerosi cittadini hanno segnalato l’improvviso blocco o la revoca delle esenzioni dal ticket sanitario per reddito, patologia o vulnerabilità sociale. La motivazione addotta dagli uffici territoriali farebbe riferimento a presunte morosità o posizioni debitorie pregresse, registrate presso l’Agenzia delle Entrate Riscossione.
“Dalle innumerevoli segnalazioni ricevute, emerge un dato sconcertante: nella maggior parte dei casi il blocco è generato da presunti debiti ampiamente prescritti o inesigibili. Sospendere un diritto vitale sulla base di archivi informatici non aggiornati o pretese decadute rappresenta un paradosso amministrativo inaccettabile – precisa Ciriello -. Il blocco delle esenzioni subordina l’accesso alle cure e ai farmaci essenziali (Art. 32 della Costituzione) a pendenze di natura tributaria, creando una pericolosa e illecita confusione tra il diritto alla salute e le procedure di riscossione. La misura colpisce soggetti a basso reddito, malati cronici e nuclei familiari in difficoltà, generando un grave allarme sociale”.
