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Quattro terme senza gestore: Ischia cerca investitori

Ischia possiede uno dei patrimoni termali più importanti d’Europa, eppure quattro giacimenti di acqua termale sono senza concessionario da quasi tre anni. Dopo una gara pubblica andata completamente deserta nel 2025, la Regione Campania ci riprova. Ma la vera domanda è un’altra: come è possibile che un bene così prezioso non riesca ad attrarre investitori?

C’è un paradosso che racconta bene le contraddizioni dell’Isola Verde. Da una parte oltre cento sorgenti termali alimentate da un sistema vulcanico unico al mondo, acque ricche di minerali e proprietà terapeutiche riconosciute da secoli, milioni di turisti che ogni anno scelgono Ischia per il benessere e il relax. Dall’altra quattro concessioni termali rimaste senza titolare e una gara pubblica che, nel 2025, non ha attirato nemmeno una proposta.

La Regione Campania ha deciso di ripartire da qui. Con un nuovo decreto approvato il 5 giugno, la Giunta regionale ha pubblicato una nuova procedura per l’assegnazione delle concessioni di quattro storici giacimenti termali tra Ischia e Forio: Hotel Solemar, Pensione Letizia, Il Gattopardo e Hotel Terme La Bagattella.

Una vicenda che va oltre la semplice burocrazia e che apre interrogativi importanti sul futuro del termalismo ischitano.

Perché quattro terme di Ischia sono ancora ferme?

La storia inizia nel 2019, quando la Regione Campania avvia il percorso per il rinnovo delle concessioni termali. Le strutture interessate partecipano alle procedure, ma nessuna riesce a completare l’iter.

Tra fallimenti societari, irregolarità contributive e complessi passaggi amministrativi, nel 2023 arriva la decisione definitiva: concessioni decadute, pozzi sigillati e gestione temporanea affidata ai Comuni competenti. Da quel momento le sorgenti restano inutilizzate.

Nel giugno 2025 la Regione tenta una prima riassegnazione attraverso una gara pubblica dal valore complessivo vicino ai 4 milioni di euro. L’esito sorprende tutti: nessun operatore economico presenta un’offerta. Un segnale che ha costretto Palazzo Santa Lucia a rivedere le condizioni economiche del bando.

Nuova gara, prezzo ridotto: basterà?

La nuova procedura prevede un valore complessivo di circa 3,1 milioni di euro per la durata quindicennale delle concessioni, con una riduzione superiore agli 800 mila euro rispetto al precedente tentativo.

L’aggiudicazione avverrà attraverso il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, una formula che dovrebbe premiare non soltanto l’aspetto economico ma anche la qualità dei progetti di gestione e valorizzazione.

Resta però il dubbio principale: se nessuno ha investito quando il settore turistico di Ischia era già in ripresa, cosa potrebbe cambiare oggi? La questione appare ancora più sorprendente se si considera il valore strategico delle risorse termali dell’isola.

Ischia possiede il patrimonio termale più ricco d’Europa

Pochi territori possono vantare una concentrazione di sorgenti termali paragonabile a quella di Ischia. L’isola sorge infatti sopra un complesso sistema vulcanico attivo che arricchisce naturalmente le falde acquifere di minerali preziosi. Le temperature delle sorgenti possono raggiungere i 98 gradi centigradi e alimentano oltre cento punti di emergenza termale distribuiti sul territorio.

Le acque ischitane, in particolare quelle salso-bromo-iodiche e salso-solfato-alcaline, vengono utilizzate da decenni per trattamenti terapeutici, riabilitazione, fangoterapia e benessere. Si tratta di una risorsa naturale che molti territori nel mondo invidiano e che rappresenta uno dei principali motori economici dell’isola. Eppure, qualcosa sembra essersi inceppato.

Il confronto con Budapest: quando le terme diventano un fenomeno globale

Per capire il problema, basta guardare cosa è accaduto altrove.

A Budapest le terme non sono semplicemente un servizio prescrivibile dal medico di base. Sono un vero “strumento” turistico, sono diventate un brand internazionale. Stabilimenti storici come i celebri Bagni Széchenyi e i Bagni Gellért sono aperti tutto l’anno e attirano visitatori provenienti da ogni continente.
La capitale ungherese ha saputo combinare storia, benessere, comunicazione digitale ed eventi innovativi. Le famose feste notturne in piscina, le “Sparty”, hanno trasformato le terme in una meta desiderata anche dai giovani.

Ischia, al contrario, continua a soffrire una forte stagionalità. Molti grandi parchi termali riducono o sospendono l’attività durante i mesi invernali, limitando le potenzialità di un turismo che potrebbe invece essere distribuito durante tutto l’anno.

La lezione della Toscana

Anche la Toscana offre un esempio interessante. Località come Saturnia e i borghi termali della Val d’Orcia hanno costruito un modello capace di integrare terme, paesaggio, ospitalità di lusso ed esperienze enogastronomiche. Il visitatore non acquista soltanto un trattamento termale, ma un’esperienza completa.

Ischia possiede un vantaggio che nessuna destinazione toscana può replicare: sorgenti termali a pochi metri dal mare e parchi naturali di straordinaria bellezza. Tuttavia paga ancora il prezzo dell’insularità, della frammentazione amministrativa e della difficoltà di costruire una strategia condivisa.

I tre problemi che frenano il rilancio del termalismo ischitano

1. Troppi campanili, poca strategia comune
L’isola è divisa tra sei Comuni autonomi. Questa frammentazione rende difficile costruire una promozione unitaria del territorio. Mentre altre destinazioni si presentano sul mercato come un unico brand, Ischia continua spesso a comunicare in modo frammentato.

2. Infrastrutture pubbliche ancora in affanno
Accanto all’eccellenza dei grandi parchi termali privati, il settore pubblico ha vissuto anni complessi, segnati da chiusure, ristrutturazioni e lunghe procedure amministrative. Le vicende delle terme comunali rappresentano uno dei simboli di queste difficoltà.

3. Un’immagine ancora troppo legata al passato
Per molti turisti stranieri le terme moderne significano wellness, fitness, bio-hacking, detox e benessere mentale. A Ischia, invece, l’immagine dominante continua spesso a essere quella delle cure termali tradizionali rivolte prevalentemente a una clientela matura. Una percezione che rischia di allontanare le nuove generazioni e i segmenti premium del turismo internazionale.

Come trasformare il tesoro termale di Ischia in un brand mondiale

Le soluzioni non mancano. La prima riguarda la destagionalizzazione, attraverso strutture coperte e servizi capaci di funzionare dodici mesi all’anno. La seconda è la creazione di un pass digitale unico dell’isola, che integri trasporti, terme, parchi e attrazioni culturali in un’unica esperienza.

La terza passa dal marketing esperienziale: non vendere più soltanto la cura, ma raccontare Ischia come destinazione di rigenerazione fisica e mentale, dove mare, natura, vulcanismo e benessere si fondono in un’esperienza irripetibile.

La vera sfida oltre il nuovo bando

La nuova gara regionale rappresenta certamente un passaggio importante. Se le concessioni verranno assegnate, quattro sorgenti oggi inutilizzate potranno tornare a produrre ricchezza e occupazione.

Ma la questione di fondo resta aperta. Il problema non sembra essere la qualità delle acque termali di Ischia, tra le migliori al mondo. Piuttosto, la capacità di trasformare questa straordinaria risorsa naturale in un progetto moderno, competitivo e internazionale. Perché il rischio più grande non è che quattro concessioni restino senza proprietario, è piuttosto che uno dei patrimoni termali più preziosi d’Europa continui a non esprimere tutto il suo potenziale.

 

Manuela Bottiglieri

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