Scampia, il coraggio della mamma di Gelsomina Verde
C’è un De Lucia di nome Luigi, condannato un anno fa a trenta anni di reclusione, assieme al complice Pasquale Rinaldi, quali esponenti del commando di morte dei Di Lauro che uccise la giovane innocente Gelsomina Verde. Sta pagando per le torture inflitte alla ragazza per farsi dire dove si trovava l’ex fidanzato e la sua morte, inflitta con il fuoco quando forse era ancora viva.
C’è un De Lucia di nome Paolo, padre dell’altro che, fresco di scarcerazione, nel giugno del 2024, neppure il tempo di festeggiare la ritrovata libertà decise di aggredire la povera mamma di Gelsomina affrontandola in strada. “Sarò il tuo incubo, non fare la parte civile, altrimenti farai la fine di tua figlia”, urlò in faccia alla signora Anna. Ottenendo, però, lui così abituato a vincere con la violenza e le minacce, l’effetto contrario. Infatti la procura, al termine del lavoro condotto dal pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Napoli Lucio Giugliano ha ricostruito l’episodio e il pregiudicato è stato trascinato in tribunale e condannato per minacce aggravate dal fine e dal metodo camorristico a un anno, un mese e dieci giorni. Al fianco della signora Anna, la penalista Liana Nesta.
Due donne coraggiose, contro il sistema.
