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Tensione e commozione al processo per la morte di Maradona

Il processo al tribunale di San Isidro, Buenos Aires, contro i sette imputati accusati di omicidio colposo per la morte di Diego Armando Maradona è giunto alla quarta udienza. Occasione per ascoltare le testimonianze dei periti della polizia scientifica che è intervenuta subito dopo il decesso dell’ex calciatore del Napoli e della nazionale argentina campione del mondo nel 1986. Al principale accusato, il neurochirurgo Leopoldo Luque, è stata data la possibilità di ribattere alle affermazioni fatte da Gianinna Maradona, figlia di Diego, sul banco dei testimoni.

Il momento più difficile per tutti i presenti è stato quello durante il quale è stato proiettato un filmato di quasi venti minuti in cui è stato mostrato lo stato del cadavere di Maradona. Nelle immagini, crude, il gonfiore addominale e l’eccessivo accumulo di liquidi nel corpo. Gianinna non è riuscita a guardarle e si è coperta il volto con le mani, prima di scoppiare in lacrime. Al di là della visione sconvolgente, pesano le parole di uno dei periti: “Non c’era alcun elemento che indicasse che il paziente stesse ricevendo assistenza domiciliare”. Non c’erano, infatti, né defibrillatore, né respiratore, né ossigeno. Non è stato chiarito, infine, se la famiglia sia stata manipolato oppure no ad accettare le cure domestiche per evitare l’alta esposizione mediatica che avrebbe comportato il ricovero in clinica.

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