118: è ora di mettere mano alla riforma dell’emergenza
Il tragico episodio verificatosi a Bologna, sul quale saranno le autorità competenti a fare piena luce, ha riacceso il dibattito sull’organizzazione del soccorso sanitario e sulla necessità di garantire ai cittadini il più alto livello possibile di assistenza. Inoltre, le numerose inchieste giudiziarie che stanno interessando gli affidamenti del servizio 118, da ultime quelle relative all’appalto dell’ASL di Caserta, mostrano un quadro preoccupante.
Ad accendere l’attenzione sul comporto sono Guido Bourelly, amministratore dell’omonimo Gruppo e Manuel Ruggiero, presidente dell’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate.
“Se le ipotesi investigative riportate dagli organi di stampa dovessero trovare conferma nelle sedi giudiziarie competenti, ci troveremmo di fronte a uno dei più gravi scandali che abbiano mai interessato il sistema dell’emergenza sanitaria italiana” denunciano in un documento a firma comune.
Le osservazioni, evidentemente, fanno riferimento alla polemica è riferita agli equipaggi Blsd: basic life support defibrillation. Composti solitamente da volontari, che intervengono quando il codice verde, in assenza di medico e di infermiere.
“Il volontariato rappresenta una delle più grandi ricchezze del nostro Paese. È fatto di altruismo, solidarietà, spirito di servizio e dedizione verso il prossimo – si legge ancora nel comunicato -. Ma il volontariato non può e non deve trasformarsi in un modello imprenditoriale che sostituisce strutturalmente il lavoro sanitario professionale”.
Quando si parla di emergenza sanitaria, di infarti, ictus, politraumi, insufficienze respiratorie e arresti cardiaci, non si parla di semplice trasporto di pazienti. Entrano in gioco competenze cliniche e decisioni mediche da prendere che possono determinare la vita o la morte di una persona.
“Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di una riforma coraggiosa e non più rinviabile. Il servizio sanitario di emergenza deve essere affidato a personale qualificato, formato, regolarmente assunto e stabilmente inserito nelle organizzazioni sanitarie, nel rispetto delle norme che regolano il Servizio Sanitario Nazionale. Il volontariato deve tornare a svolgere il proprio ruolo naturale, straordinario e insostituibile di supporto alla comunità, senza essere utilizzato per sostituire in maniera permanente professionalità sanitarie che richiedono anni di studio, formazione, esperienza e responsabilità”, aggiunge la nota a doppia firma.
Il caso Campania
Le vicende emerse negli ultimi mesi impongono una verifica complessiva dell’intero sistema degli affidamenti del servizio 118 in Campania.
“Le indagini che hanno interessato l’ASL di Caserta rappresentano un fatto di estrema gravità e meritano il massimo approfondimento da parte della magistratura – si legge -. Allo stesso tempo, riteniamo che debba essere posta la massima attenzione anche alle procedure che riguardano altre Aziende Sanitarie della regione, tra cui ASL Napoli 1 Centro, ASL Napoli 2 Nord e ASL Napoli 3 Sud, affinché ogni affidamento avvenga nel pieno rispetto dei principi di legalità, trasparenza, imparzialità e libera concorrenza. Con particolare riferimento all’ASL Napoli 1 Centro, dove è in corso il percorso per il nuovo affidamento del servizio, chiediamo che ogni decisione sia assunta con il massimo livello di trasparenza e con controlli rigorosi, anche alla luce delle vicende che stanno interessando il settore”.
Per tali ragioni si chiede che, oltre al lavoro della Magistratura ordinaria, intervenga anche la Corte dei Conti, affinché verifichi l’eventuale sussistenza di un danno erariale derivante dall’utilizzo delle risorse pubbliche.
Qualora le ipotesi investigative trovassero conferma nelle sedi giudiziarie competenti, le associazioni di categoria del settore valuteranno la costituzione di parte civile a tutela delle imprese sane che, per anni, hanno operato nel rispetto delle regole, investendo in personale, formazione, sicurezza, mezzi, tecnologie e innovazione, subendo eventualmente una concorrenza alterata.
