Topi d’appartamento: sgominata la banda dei 100 furti
In poco più di un anno cento case visitate e svuotate. Il bottino supera i centomila euro e le vittime sono nelle province di Napoli, Caserta, Benevento, Salerno, Avellino, Frosinone e Roma. Una quarantina i delinquenti finiti in manette con gravi accuse: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione, ricettazione e truffe aggravate in danno di vittime in condizioni di minorata difesa. Non venivano disdegnate dalla banda, le truffe con la tecnica dello specchietto tra un assalto e l’altro nelle abitazioni. Per gli assalti alle case veniva usata una sorta di procedura. Sempre la stessa. C’era l’esploratore, travestito da raider, che studiava le abitudini della famiglia durante i sopralluoghi preliminari. Al momento del colpo due o tre vedette si posizionavano all’esterno per un eventuale allarme, mentre altri si introducevano nelle abitazioni con chiavi alterate o universali, capaci di aprire serrature di ogni tipo. Quando necessario veniva usato il flex, indispensabile per asportare le casseforti dagli alloggi. La fuga era coperta, oltre che dalle vedette, da autovetture in cui venivano creati scompartimenti ad hoc per occultare attrezzi e refurtiva. Un’altra caratteristica della banda era la composizione interna. Ad agire durante un colpo, i componenti della stessa famiglia. Magari in contemporanea ad altre famiglie che irrompevano in altre case. Non sempre, però, le cose andavano bene. A fronte delle centinaia di furti andati a buon fine, gli inquirenti ne hanno registrato altrettanti saltati. Con il disappunto dei capi dei diversi nuclei familiari.
