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popolazione di squali capopiatto nel Golfo di Napoli

Squali nel Golfo di Napoli, avvistati esemplari lunghi fino a 5 metri

Tra il blu profondo di Ischia e le acque di Capri, nel Golfo di Napoli è comparso un ospite che sembra uscito da un documentario di National Geographic: lo squalo. Anzi, più di uno.
Una presenza rara, affascinante e scientificamente molto importante è stata documentata nelle profondità del Golfo di Napoli. I ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno infatti osservato una popolazione di squali capopiatto (Hexanchus griseus) tra le isole di Ischia e Capri, con esemplari che possono raggiungere anche i cinque metri di lunghezza.
La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica Ecology, rappresenta un risultato significativo per lo studio della biodiversità marina del Mediterraneo e conferma l’importanza ecologica dei fondali profondi del Golfo partenopeo.

Lo squalo capopiatto, uno dei giganti più antichi del mare

Lo squalo capopiatto, noto scientificamente come Hexanchus griseus, è una delle specie di squalo più antiche ancora esistenti. Appartenente alla famiglia degli Hexanchidae, viene spesso definito un “fossile vivente” perché conserva caratteristiche primitive rimaste quasi immutate nel corso di milioni di anni.
A differenza della maggior parte degli squali moderni, possiede sei fessure branchiali invece delle classiche cinque. Ha un corpo massiccio, occhi grandi adattati all’oscurità degli abissi e una colorazione grigio-bruna che gli permette di mimetizzarsi nelle profondità marine.
Può superare i cinque metri di lunghezza e raggiungere dimensioni paragonabili a quelle dello squalo bianco, pur avendo un comportamento molto diverso.

Dove vive questa specie

Lo squalo capopiatto è diffuso in diversi oceani del mondo, dalle acque temperate a quelle tropicali. Vive prevalentemente in ambienti profondi, spesso tra i 200 e i 2.500 metri, motivo per cui gli avvistamenti sono relativamente rari.
Nel Mar Mediterraneo la specie è presente soprattutto nelle aree caratterizzate da canyon sottomarini, pareti rocciose profonde e habitat corallini. Proprio queste condizioni sembrano aver favorito la presenza dell’aggregazione osservata tra Ischia e Capri.
Secondo i ricercatori, i reef di coralli profondi del Golfo di Napoli potrebbero offrire protezione naturale agli squali, limitando le attività di pesca e creando un habitat favorevole alla specie.

Di cosa si nutrono gli squali capopiatto

Nonostante le dimensioni impressionanti, l’Hexanchus griseus non è considerato pericoloso per l’uomo. Vive infatti lontano dalla superficie e raramente entra in contatto con i bagnanti.
Si tratta di un predatore opportunista che si nutre principalmente di pesci di profondità, calamari, razze, piccoli squali e carcasse di animali marini. In alcuni casi può cibarsi anche di specie già morte presenti sui fondali, contribuendo così all’equilibrio dell’ecosistema marino.
Gli studiosi ritengono che questi squali abbiano un ruolo importante nel trasporto di nutrienti tra le diverse profondità del mare, anche se molti aspetti del loro comportamento restano ancora poco conosciuti.

La ricerca nei fondali del Golfo di Napoli

Per monitorare la presenza degli squali, i ricercatori hanno utilizzato sofisticati sistemi video subacquei dotati di esche. Questa tecnologia consente di osservare gli animali nel loro habitat naturale senza disturbarli o catturarli.
In passato alcuni individui erano già stati individuati tramite ROV, i veicoli sottomarini telecomandati, ma non era mai stata documentata una presenza così consistente in un’area relativamente limitata.
La scoperta è considerata incoraggiante anche perché nel Mediterraneo mancano dati precisi sulla consistenza delle popolazioni locali di squalo capopiatto. La specie viene occasionalmente catturata accidentalmente durante le attività di pesca, ma le informazioni disponibili restano ancora limitate.

Un segnale positivo per la biodiversità marina campana

La presenza di grandi predatori nei fondali del Golfo di Napoli rappresenta un indicatore importante della salute dell’ecosistema marino. Gli squali occupano infatti il vertice della catena alimentare e la loro sopravvivenza dipende dall’equilibrio degli habitat profondi.
La scoperta della Stazione Zoologica Anton Dohrn dimostra che le acque tra Ischia e Capri conservano ancora un patrimonio naturale di enorme valore scientifico ed ecologico.
In un mare spesso raccontato solo attraverso le criticità ambientali, la presenza di questi giganti degli abissi restituisce invece l’immagine di un ecosistema vivo, complesso e ancora capace di sorprendere.

Manuela Bottiglieri

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