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Nicola Gratteri a Canale 9: “Serve la collaborazione dei cittadini”

È uno degli uomini più autorevoli nella lotta alla criminalità organizzata. Da sempre in prima linea contro le mafie, continua a rappresentare un punto di riferimento nella difesa della legalità anche in territori complessi e ad alta densità criminale come quello campano. Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha risposto oggi alle domande di Vincenzo Mele, nel corso di Campania24.

Sicurezza sul territorio

Appena ieri, un duro colpo è stato inferto alla camorra con li arresti a Scampia, tra componenti del clan Amato Pagano, a dimostrazione che non ci sono zone franche nelle quali la malavita opera senza la reazione dello Stato. “Dobbiamo lavorare ogni giorno sempre di più e meglio – ha spiegato il procuratore Gratteri -. Ci sono carenze di organico nelle forze dell’ordine, nella magistratura ci sono pochi mezzi. Dobbiamo fare bene e, contemporaneamente, chiedere più efficienza e più sinergie. Napoli è una città di definisco effervescente, nel bene e nel male. È una città piena di idee, di cultura, di ingegneria, arte. Ma è anche effervescente sul piano criminale. Si spara anche per futili motivi. Si estende la violenza come affermazione dell’io su un determinato territorio. C’è una camorra di strada, c’è una camorra sofisticata che sa lavorare e commettere crimini nel dark web. Quindi una camorra che abbraccia tutto”.

I cittadini aiutino, facciano la propria parte

Ma si fa abbastanza contro la criminalità, gli è stato chiesto. “Vogliamo fare di più. Stiamo facendo di più, però c’è bisogno anche della collaborazione dei cittadini. I cittadini devono fidarsi i commercianti, gli imprenditori usurati, gli estorti devono incominciare a denunciare, devono incominciare ad avvicinarsi a noi. Cercate di capire, di individuare chi è la persona delle forze dell’ordine che più ispira fiducia. Quindi andate a trovarlo io qui in Procura ogni settimana ricevo le persone, parlo con gli ultimi e parlo con quelli che nessuno ascolta, di gente che subisce la violenza della camorra. Non ci sono alibi per nessuno. Fidatevi e venite a denunciare”.

Napoli: ci sono poche telecamere

La città, secondo le statistiche, non compare tra le prime dieci città più pericolose in Italia. Ma, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, Gratteri ha voluto sottolineare che Napoli è una delle città dove si continua a sparare. “E dove si commettono molti reati di strada. Quando sono arrivato, alla prima riunione ho detto che ci sono poche telecamere e quelle che ci sono non funzionano bene. Quindi siamo passati da 800 a 1400 telecamere, se ci fossero più soldi per la tecnologia Napoli sarebbe una città più sicura. Le forze dell’ordine non possono mettere una macchina per ogni strada perché non ce ne sono, perché non è possibile. La forma più economica per controllare un territorio e per documentare la commissione di reati, sono le telecamere. Quindi, insisto sulla pubblica amministrazione, in sinergia con le forze dell’ordine, per fare questo tipo di progetti”. Più difficile contrastare la criminalità di strada e perseguire i reati commessi da minori. “Questo è un lavoro più lungo da fare, perché c’è molta dispersione scolastica, molti ragazzini ignoranti, molti ragazzini che non sanno né leggere né scrivere – ha risposto Gratteri -. Quindi, bisogna cercare di incentivare il volontariato. Bisognerebbe sul piano nazionale fare una scuola a tempo pieno, tenere i bambini impegnati fino a sera a scuola, anche con attività ricreative del pomeriggio. Perché se le case sono di una famiglia mafiosa i minori si nutrono di cultura mafiosa. Se vanno a casa e i genitori stanno lavorando, i bambini si chiudono nella stanzetta e diventano figli di internet. Quindi c’è bisogno di una maggiore cura nei confronti dei ragazzini e dei ragazzi. Io sono stato anche in carcere minorile e ho visto veramente una situazione preoccupante.

Torino: è inutile fare il solito “giochino”

“È inutile che continuiamo a creare nuovi reati o a trovare, oserei dire, degli espedienti nella fase di riscontro sul campo di battaglia”. Ma i giornali gridano alla beffa. Dopo gli scontri sono già fuori dal carcere, i tre violenti, di Askatasuna. Solo uno degli attivisti che ha partecipato all’aggressione dei poliziotti è ai domiciliari. Obbligo della firma per gli altri due e Salvini attacca: “Bisogna votare sì al referendum”. Mentre Tajani: “Come ci si può sentire sicuri con questa esperienza?” ed ecco la risposta del procuratore: “Lo sapevo, il giochino è questo. Ma voi volete giustizia, volete che funzioni? Allora, mettete mano al codice di procedura penale. Se il legislatore ha il codice che dice se non c’è il pericolo di fuga e pericolo di inquinamento si possono ottenere gli arresti domiciliari. Quindi, come si fa a tenere una persona in carcere? Cambiate le regole. È questo il coraggio che non avete e perché? Si parla di garanzie fino alla sentenza definitiva della Cassazione, quando ci sono i colletti bianchi, qualche pubblico amministratore arrestato, condannato in primo grado in secondo grado e si dice sempre che è innocente. Mettetevi d’accordo con voi stessi, cercate di capire se la garanzia deve valere nei confronti di tutti, anche di chi ha ucciso una persona. Quindi è inutile che Salvini, Tajani dicono votate sì. Una volta votato sì, che succede se voi non avete il coraggio o la capacità o la volontà di modificare il codice di procedura penale per impedire gli arresti domiciliari?”.

La pena ha smesso di essere un deterrente

“Sì, perché le pene molte volte sono basse e sono ridicole. Perché in questi anni hanno fatto tali e tante di quelle modifiche che oggi c’è anche un calo dei collaboratori di giustizia, perché non conviene – ha sottolineato il procuratore -. Signori, ripeto, andiamo a rileggere le modifiche ai codici che questo governo ha fatto e che il governo precedente ha fatto. E poi parliamo. Rileggete. Le riforme normative hanno distrutto la possibilità di condannare le persone con pene adeguate e proporzionate alla realtà criminale. Poi parliamo del resto: gli slogan, gli spot, le chiacchiere”.

“Votare sì al referendum per avere cosa?”

“Votate Sì, e avrete cosa? Se non avete il coraggio di modificare il codice di procedura penale, se avete fatto riforme che ci impediscono di lavorare. Quest’anno in tutta Italia sono venti gli arresti? Perché? Perché il ministro Nordio ha proposto e questo governo e questo Parlamento, un pacchetto di riforma nel quale viene detto che per poter arrestare una persona la si deve avvertire e lasciargli cinque giorni liberi prima che vada in tribunale e nell’ufficio del gip a leggersi le carte. Sembrerebbe una barzelletta, ma è una riforma del codice penale voluta da Nordio. Alcuni di questi sono scappati, altri hanno minacciato i denuncianti. Le parti offese. Lei si rende conto? Mettiamo il caso in cui a Napoli, in un quartiere di Napoli, c’è un tossicodipendente? La mamma, disperata, non sa che fare per togliere il figlio della droga. A un certo punto denuncia lo spacciatore che si trova nel palazzo di fronte. Facciamo indagini e intercettazioni. Telecamere. Fermiamo ogni tanto qualcuno che va da quello spacciatore. A un certo punto si prepara un’informativa richiesta di misure cautelari, si presenterà richiesta al giudice, al gip. Il gip prima di arrestarlo avverte lo spacciatore e gli dice il pubblico ministero ha chiesto la misura cautelare per gli arresti in carcere. Quindi, lui ha diritto, va in tribunale, prende il fascicolo. Nella prima pagina vede il suo nome con il capo di imputazione, nella seconda pagina di indice, nella terza pagina di penali pendenti, nella 4.ª pagina la denuncia della signora, la denuncia della mamma dalla quale denuncia è iniziata l’indagine per cui oggi è lo spacciatore indagato e rischia di andare in carcere. Voi immaginate come si sente la signora a vedere girare ancora per giorni lo spacciatore, ammesso che il giudice lo arresti, o non lo mandi agli arresti domiciliari? E vi sembra questo ciò di cui c’è bisogno avvertire uno spacciatore? Chi è che verrebbe a farsi arrestare e che a denunciarlo?”.

Più carceri, più sicurezza?

“Ci servirebbero più carceri. Io non capisco perché non sono stati costruiti con i soldi del PNR. Vorrei sapere con quali altri soldi se visto che non ci sono soldi in Italia, quando si costruiranno mai altre carceri italiane. Sono state annunciate migliaia di posti di posti di realtà non sono posti in più. In realtà sono delle sezioni che sono state ristrutturate perché negli anni passati distrutte dalle devastazioni delle dalle delle sommosse fatte delle rivolte fatte dai detenuti. Inoltre, bisognerebbe togliere i tossicodipendenti delle carceri terapeutiche, così come i malati di mente da mettere in strutture protette, nelle Rems, che non ci sono. Ci sono, invece, le ville dei capi mafia confiscate che cadendo a pezzi, ristrutturiamole e mettiamoci dentro questi poveri malati per curarli perché nel carcere non possono stare, perché sono un problema per loro stessi, per gli altri detenuti e per la polizia penitenziaria”.