In Campania le piccole imprese sono a conduzione familiare
Solo il 30 per cento delle Piccole e medie imprese della Campania ha manager esterni alla famiglia, rispetto all’80% dei principali competitor europei. Le microimprese sono più del 95%. Pochissime sono quelle grandi, appena lo 0,1%, e quelle medie, lo 0,5. Poco incoraggiante anche il numero delle piccole, pari al 4,3%.
Lo scenario economico-produttivo venuto fuori dall’Assemblea di Manageritalia Campania al Grand Hotel Santa Lucia di Napoli. Una situazione, quella regionale, che non si discosta molto da quella nazionale e vede, inoltre, le imprese impreparate ad affrontare sfide complesse come la transizione energetica e digitale. Un contesto che, anche alla luce dei numeri, evidenzia un’urgenza di crescita della managerializzazione delle Pmi.
In Campania ci sono 2.687 dirigenti (più 0,2 per cento rispetto all’intero 2025, +2,5% nei primi 4 mesi del 2026), di cui circa il 16,4% donne (+169,5% rispetto al 2010), e solo 18.494 imprese sopra i 9 dipendenti sul totale di 385.180: un dato, quest’ultimo, che testimonia come ancora la stragrande maggioranza delle Pmi sia priva di manager esterni alla famiglia, presenti solo nel 30% delle Pmi italiane a fronte di circa l’80% di quelle di Germania, Francia e Spagna.
Questo gap rispetto ai principali competitor (in Italia ci sono nel settore privato 0,9 dirigenti ogni cento dipendenti, 0,3 in Campania contro il 2-4 nei principali paesi europei) non può certo essere colmato da una crescita nell’ultimo anno dell’4,4% dei dirigenti privati nella regione (+12,6% negli ultimi 16 anni) a fronte di una crescita nazionale del 2,6% nell’ultimo anno e del +12,4% dal 2008 a oggi.
Infine, quanto una gestione manageriale sia determinante per competere lo spiegano altri dati che vedono le nostre grandi e medie imprese avere una produttività in linea e a volte superiore alla media europea, mentre il livello crolla nelle piccole e microimprese.
Alla luce di questi elementi, l’assemblea ha visto nella sua parte pubblica un interessante momento di confronto sul tema della competitività del territorio e della necessità di rafforzare la managerializzazione del sistema produttivo campano, con la proposta di un nuovo patto tra manager, imprenditori e istituzioni per sostenere la crescita delle imprese e accompagnarle verso modelli organizzativi più evoluti e competitivi sui mercati nazionali e internazionali.
“Prima ancora che su singoli bandi o incentivi, proponiamo questo patto generale sulle competenze, in linea con quanto avevamo già chiesto a novembre all’allora candidato presidente della Regione Roberto Fico – spiega il presidente di Manageritalia Campania Ciro Turiello -. Vorremmo definire insieme delle linee guida con dei requisiti di managerialità, in base alle quali si possano costruire degli elenchi annuali di professionisti e dirigenti che li possiedono. A questi elenchi potrebbero attingere sia le aziende pubbliche sia le Pmi, anche per bisogni temporanei, ricevendo naturalmente delle agevolazioni. In questo modo – conclude Turiello – si potrebbe creare un importante serbatoio di tante skills ed esperienze che in questo modo non sarebbero disperse, tutte a disposizione del nostro tessuto produttivo”.
Al confronto, che ha toccato anche il rapporto tra economia circolare, competitività delle imprese e importanza dei manager nel cambio di cultura aziendale, hanno partecipato Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, Angelica Saggese, assessora della Regione Campania al Lavoro e alla Formazione e Vittorio Genna, vicepresidente e ceo di ALA Corporation e presidente dell’Unione Industriali di Napoli.
“Il rafforzamento del tessuto produttivo campano passa inevitabilmente per l’investimento in alte competenze e capitale umano – ha sottolineato l’assessore Angelica Saggese -. Come Regione sosteniamo la presenza dei manager nelle nostre imprese attraverso investimenti sulla formazione continua e sinergie strategiche. Integrare figure manageriali evolute è la chiave per guidare le PMI verso le nuove sfide, transizioni digitale e green, rendendole capaci di competere con successo sui mercati nazionali e globali”.
Dal presidente dell’Unione Industriali di Napoli è arrivato un suggerimento per tutti. “Per centrare l’obiettivo di una più diffusa cultura manageriale nelle nostre imprese, bisogna puntare su politiche industriali che incentivino la loro crescita dimensionale, le reti e ogni altra utile forma di aggregazione – ha evidenziato Genna -. Solo elevando il potere economico e finanziario delle realtà produttive si creano le premesse per il ricorso a profili di alta qualificazione e per una maggiore consapevolezza della necessità di superare una concezione dell’impresa legata esclusivamente alla gestione familiare”.
