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Gli Usa rivedono al ribasso i dazi sulla pasta

La Campania ha rischiato di perdere quasi 270 milioni di euro, a causa dei dazi americani imposti ad agosto dello scorso anno sulla produzione di pasta. Ma adesso arriva la buona notizia. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha rivisto le intenzioni in relazione ai dazi antidumping su alcuni marchi di pasta italiani. L’analisi post-preliminare ridetermina in misura significativamente più bassa le aliquote fissate in via provvisoria il 4 settembre: dal 91,74%, i dazi passano al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati. A renderlo noto la Farnesina. Secondo i dati dell’International Pasta Organization (Ipo), nel 2024 il consumo di pasta pro capite negli Stati Uniti è stato di circa 8,8 chilogrammi all’anno, una domanda in crescita, con un incremento del giro di affari del 6,6%. L’Italia ha esportato negli Stati Uniti pasta per un valore di 805 milioni.

In Campania ci sono oltre 500 pastifici

La Campania, con oltre 500 pastifici, tra industriali e artigianali, sarebbe stata la regione italiana più colpita dai dazi al 15% imposti da Trump. Svimez stimava un calo complessivo di 268 milioni di esportazioni campane negli Stati Uniti, equivalenti a una riduzione del 14%. L’effetto riflesso sull’economia regionale sarebbe stato pesante, con un calo del Pil di 196 milioni. Con conseguenze gravi sull’occupazione con un taglio del numero di addetti paventato in oltre 3500 unità. La pasta è un fiore all’occhiello della regione, polo di eccellenza grazie a Gragnano, dove la Pasta di Gragnano IGP genera un giro d’affari significativo, con circa 400 milioni di euro e oltre 100 mila tonnellate di produzione annua (dati 2023/2024), con oltre il 50% destinato all’export, rendendola il secondo prodotto DOP/IGP del Sud Italia per valore. La regione è leader nell’export di pasta, e il settore, guidato da grandi nomi come Garofalo, Di Martino e Liguori, vede una crescita costante.

Alla voce credito si legga disparità

Il viaggio non può che terminare nelle banche. Infatti, alla gabella di Trump in Campania, come in generale in tutto il Sud, bisogna aggiungerne un’altra, che riguarda il credito. Un’impresa campana pagherà in un decennio 8.400 euro in più di una ubicata nel Lazio se ha chiesto in prestito a una banca 100mila euro. Il costo del danaro nella regione è pari al 5,15%, nel Lazio è, invece, il 4,31%. Il che significa che ogni anno un’azienda locale paga 5.150 euro annui di interesse, l’altra 4.310.