Crisi Usa – Iran, l’allarme di Confimi Industria Campania
“Dallo shock energetico del 28 febbraio il peggio deve ancora arrivare: imprese campane già in crisi di liquidità, fino a 100 mila aziende a rischio e oltre 120 mila posti di lavoro esposti. Se non si interviene subito, il conto sarà devastante per famiglie, imprese e lavoratori. Non possiamo permetterci di ripetere l’errore del 2022”. È questa la denuncia di Luigi Carfora, presidente Confimi Industria Campania, che ha stilato un elenco di conseguenze per l’economia nazionale e locale molto dettagliato. Nel giro di pochi giorni si è generato uno shock energetico di forte intensità, che ha riportato i prezzi di petrolio, gas naturale ed energia elettrica su livelli di forte criticità. I dati ufficiali dei mercati parlano con estrema chiarezza: il petrolio Brent è passato da circa 74 dollari al barile a fine febbraio a oltre 104 dollari al barile al 16 marzo 2026, con un incremento del +40%; il gas naturale europeo (TTF) è passato da circa 31 €/MWh a oltre 50 €/MWh, con un aumento superiore al +60%; il prezzo dell’energia elettrica in Italia (PUN) è salito da circa 118 €/MWh a valori compresi tra 150 e 165 €/MWh, con un incremento tra +27% e +40%. Numeri che descrivono un aumento rapidissimo e violento, che sta già incidendo sul costo della vita e sulla struttura dei costi delle imprese. Il primo impatto si vede sui cittadini. Il più grave è quello che deve ancora arrivare. Oggi famiglie e cittadini stanno già subendo i primi effetti: aumento delle bollette, aumento del gas, aumento dei carburanti. Ma questo è solo il primo livello della crisi. Il secondo, quello più pesante, si sta sviluppando in queste ore dentro il sistema produttivo. Nel funzionamento reale dell’economia, infatti, gli aumenti dei costi energetici non si trasferiscono immediatamente sui prezzi finali. E questo per ragioni precise: i contratti di fornitura sono già stati firmati nei mesi precedenti; i listini commerciali non possono essere aggiornati in tempo reale; la grande distribuzione mantiene rigidità nei prezzi nel breve periodo; la concorrenza tra imprese impedisce di scaricare subito i costi sui clienti. Il risultato è che oggi le imprese stanno finanziando la crisi energetica con la propria liquidità.
La Campania, un sistema produttivo vasto e fragile
Secondo i dati ufficiali Unioncamere – Infocamere: imprese registrate in Campania: circa 595.000; imprese attive: oltre 500.000. Distribuzione per settori: commercio: circa 165.000 imprese; costruzioni: circa 75.000 imprese; manifattura: circa 40.000 imprese; turismo e ristorazione: oltre 60.000 imprese; trasporto e logistica: circa 18.000 imprese. Oltre il 95% del tessuto produttivo è composto da micro e piccole imprese (fonte ISTAT). Un sistema vasto, ma estremamente esposto agli shock dei costi energetici. Energia e carburanti: l’impatto reale sui costi aziendali. I dati ISTAT e le analisi strutturali dei costi mostrano che: nelle imprese manifatturiere l’energia incide tra 10% e 20% dei costi; nei settori energivori può superare il 30%; nel trasporto merci il carburante incide per circa 35% dei costi operativi. Con gli aumenti attuali: l’impatto sui costi aziendali è stimabile tra +5% e +7% del fatturato. La realtà: molte imprese stanno già lavorando in perdita. Simulazione su una PMI campana: fatturato: 2 milioni €. Effetti: energia +35% → +4,2% fatturato; trasporti +30% → +2,4% fatturato. Aumento totale costi: +6,6% del fatturato. Margini medi PMI (fonte Banca d’Italia): 3% – 6%. Risultato: migliaia di imprese sono già oggi in perdita operativa. Crisi di liquidità: il problema più urgente. Le imprese: pagano subito energia e carburanti; incassano dopo 60, 90, fino a 120 giorni. Questo genera una crisi di cassa immediata.
I numeri della crisi in Campania
Distribuzione margini PMI:
- margine <3% → 25% imprese
- margine 3-6% → 35% imprese
Con aumento costi del 5-7%, imprese già in difficoltà: 15% – 20% del totale su 500.000 imprese: 75.000 – 100.000 imprese già oggi in crisi finanziaria
“Quello che sta accadendo è estremamente chiaro: il sistema produttivo campano sta già assorbendo uno shock energetico violento, e lo sta facendo da solo, senza strumenti adeguati di compensazione aggiunge Luigi Carfora -. “Oggi si vedono gli aumenti delle bollette e dei carburanti. Ma il vero problema è quello che non si vede ancora: imprese che stanno lavorando in perdita, liquidità che si sta esaurendo, margini azzerati. Questo è il punto più pericoloso della crisi”.
