Arrestato il figlio di Rita De Crescenzo
Le sirene all’alba, poi i video sui social. A Napoli, la cronaca torna a incrociare il mondo dei TikTok e degli influencer di quartiere con l’arresto di Francesco Pio Bianco, conosciuto sui social come “Kekko”, figlio della tiktoker napoletana Rita De Crescenzo.
Il giovane, 18 anni, è stato arrestato durante una retata eseguita all’alba nei Quartieri Spagnoli con accuse pesanti: tentato omicidio e detenzione di armi. A rendere pubblica la notizia è stata la stessa madre attraverso alcuni video pubblicati sui propri canali social, dove si è mostrata visibilmente provata.
«Sono una mamma disperata, ma chi sbaglia paga», ha dichiarato la tiktoker, spiegando di voler affidare la difesa del figlio ai legali ma ribadendo allo stesso tempo fiducia nelle istituzioni. «Sto con lo Stato, la legge deve fare il suo percorso», ha aggiunto, parlando ai suoi follower in un lungo sfogo diventato rapidamente virale.
L’indagine partita dall’accoltellamento di febbraio
L’arresto di “Kekko” sarebbe collegato a un episodio avvenuto lo scorso febbraio nel centro storico di Napoli, quando il giovane rimase ferito durante una lite culminata in un accoltellamento nella zona di Montesanto.
Secondo quanto emerso dalle indagini, quell’episodio avrebbe aperto un fascicolo investigativo che ha portato nelle ultime ore all’esecuzione di sette misure cautelari. Tra gli arrestati figura anche lo stesso Francesco Pio Bianco.
La vicenda aveva già attirato l’attenzione mediatica nei mesi scorsi: il ragazzo fu trasportato all’ospedale Pellegrini dopo essere stato colpito a una gamba. All’origine dell’aggressione, secondo le prime ricostruzioni, ci sarebbe stata una lite nata per futili motivi.
Dai social alla cronaca nera
Il caso “Kekko” riaccende il dibattito su social, legalità e baby gang.
Per molti utenti dei social, “Kekko” era un volto già noto grazie ai frequenti video pubblicati dalla madre. La figura di Rita De Crescenzo è da tempo al centro di polemiche e discussioni pubbliche: amatissima da una parte del pubblico popolare napoletano, criticata da chi la considera simbolo di una narrazione controversa dei quartieri cittadini.
L’arresto del figlio ha inevitabilmente riacceso il dibattito sul rapporto tra social network, modelli giovanili e criminalità minorile. Negli ultimi anni, infatti, Napoli ha più volte dovuto fare i conti con il fenomeno delle baby gang e con l’esposizione social di dinamiche legate all’illegalità quotidiana.
Il precedente della casa famiglia
Non è la prima volta che il nome del giovane compare nelle cronache cittadine. Già nel 2023, quando era ancora minorenne, era stato protagonista di un episodio che aveva fatto discutere.
Dopo essersi allontanato da una casa famiglia a cui era stato affidato, fu rintracciato sul lungomare di Napoli mentre guidava uno scooter senza patente. In quell’occasione, all’esterno della caserma si radunò un gruppo di persone, tra amici e familiari, mentre sui social la vicenda veniva raccontata in diretta dalla stessa madre.
Le parole di Borrelli
Durissimo il commento del deputato Francesco Emilio Borrelli, che da tempo denuncia il ruolo di alcuni influencer nel diffondere, soprattutto tra i più giovani, modelli considerati vicini alla cultura dell’illegalità.
Secondo il parlamentare, l’arresto rappresenterebbe «la conseguenza di un percorso sbagliato», accusando apertamente determinati contenuti social di normalizzare comportamenti violenti e criminali.
Borrelli ha inoltre ricordato le tensioni del passato tra la tiktoker e i servizi sociali, tornando a parlare della fuga del ragazzo dalla struttura che lo ospitava e delle polemiche nate in quel periodo.
Una città sospesa tra spettacolo e realtà
La vicenda di Francesco Pio Bianco non è soltanto un fatto di cronaca giudiziaria. A Napoli, dove i social sono diventati spesso amplificatori della vita dei quartieri popolari, il confine tra personaggio pubblico e realtà criminale appare sempre più sottile.
Da una parte il dolore di una madre che si definisce «disperata», dall’altra il peso di accuse gravissime che ora dovranno essere verificate dalla magistratura. In mezzo, una città che continua a interrogarsi su quali modelli vengano proposti ai più giovani e su quanto il racconto dell’illegalità, trasformato in spettacolo digitale, possa incidere nella realtà quotidiana.
