Anziani vittime dei truffatori: smantellato clan di napoletani
L’organizzazione criminale radicata nel capoluogo e specializzata in truffe ai danni di persone anziane è stata smantellata dalla polizia di Stato. Su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli, il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone, di età compresa tra i 25 e i 60 anni, ritenuti colpevoli del reato di associazione a delinquere. Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo avrebbe messo a segno almeno nove truffe a partire dal dicembre 2024, colpendo vittime anziane in diverse province italiane: da Alessandria a Verbania, passando per Pistoia, Lucca, Pesaro Urbino, Ancona e Lecce. Il bottino complessivo ammonterebbe a circa duecentomila euro, tra denaro contante e beni preziosi.
Il copione dei finti carabinieri e dei falsi incidenti
Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli e condotte dalla squadra mobile, hanno permesso di ricostruire un modus operandi ormai collaudato. Le vittime venivano contattate sul telefono fisso di casa da un uomo che si presentava come “maresciallo”, informandole che un loro familiare aveva provocato un grave incidente stradale con un’auto priva di assicurazione. Per aumentare la pressione psicologica, i truffatori arrivavano a sostenere che la persona investita fosse un bambino o una donna in gravidanza in pericolo di vita. A quel punto, l’unica via d’uscita prospettata all’anziano era il pagamento immediato di una somma di denaro o la consegna di gioielli, necessari – secondo i falsi militari – a evitare l’arresto del parente coinvolto.
Il “bombardamento telefonico” e il controllo delle vittime
Un elemento centrale della strategia criminale era il continuo contatto telefonico con la vittima. Le chiamate, spesso protratte per oltre un’ora, avevano lo scopo di mantenere l’anziano in uno stato di totale soggezione psicologica, impedendogli di contattare amici, parenti o le forze dell’ordine. In alcune intercettazioni, gli indagati avrebbero manifestato apertamente l’intento di terrorizzare le vittime, arrivando a dichiarare di volerle “far piangere” pur di ottenere denaro e preziosi. Dalle indagini è emerso anche che uno dei promotori e capi del sodalizio continuava a dirigere le attività criminali pur trovandosi agli arresti domiciliari. Oltre ai sette arresti in carcere, il Gip ha disposto misure cautelari meno afflittive nei confronti di altri quattro soggetti, ritenuti coinvolti in singoli episodi di truffa. Per loro sono scattati l’obbligo di dimora nel Comune di Napoli e l’obbligo di presentazione quotidiana presso il commissariato di polizia competente. L’operazione rappresenta un duro colpo a un fenomeno criminale particolarmente odioso, che prende di mira le fasce più fragili della popolazione sfruttandone la paura e l’affetto per i propri familiari.
Manuela Bottiglieri
