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Come natura crea, Cirio non è riuscita a conservare

Lo storico slogan “Come natura crea, Cirio conserva” è stato coniato da Pietro Signorini, imprenditore che prese le redini dell’azienda nei primi anni del Novecento, dopo che il suo destino aveva incrociato quello di Francesco Cirio. Lombardo, il primo e piemontese, il secondo. Determinanti per lungo tempo di un’economia e di uno sviluppo che avrebbe dovuto essere tutto meridionale, ma che vide invece il Sud spettatore e vittima di dinamiche lontane chilometri dai territorio.

Ai margini c’è anche un’altra storia, che non si intreccerà mai con la prima, purtroppo. Quella di Pietrarsa. Dove ancora oggi si ergono i padiglioni del Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive fondato da Ferdinando II di Borbone nel 1840. Ospitano il Museo e un’area all’aperto per la ristorazione gestita da Ferrovie Italiane.

Il Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive

Nascevano, le officine, per affrancare il Regno delle Due Sicilie dalla supremazia tecnica inglese e francese. Infatti trovarono posto a Pietrarsa, a fianco del primo tratto ferroviario italiano: la linea Napoli‐Portici. Inaugurata il 3 ottobre 1839.

Torniamo a Cirio, però. Da un lato c’era una varietà di pomodoro, coltivata nell’Agro Sarnese-Nocerino, in Campania. Il San Marzano dalla forma allungata, la buccia sottile e il sapore agrodolce. Dall’altro una ferrovia pronta per collegare il Sud con il Nord del Paese. Due eccellenza che non si incontreranno mai.

Mai, perché nessun pomodoro partirà su quei treni, orgoglio della manifattura campana, per portare in Alta Italia e in Europa un orgoglio tutto meridionale. Sarà la Società per le Ferrovie dell’Alta Italia (SFAI), fondata nel 1865 a seguito del riordino delle ferrovie dopo l’Unità d’Italia, a farlo. A sostegno di una industrializzazione della produzione del pomodoro nelle mani di Francesco Cirio e, nell’ombra, di Pietro Signorini.

Il sostegno arriva da una cordata di banche del Nord Italia

Nel 1885, fu il primo ministro Agostino Depretis in persona a impegnarsi per la nascita di un contratto agevolato con la Società Ferrovie Alta Italia, per la spedizione di migliaia di vagoni di alimenti all’estero. Un colpo di fortuna per la Cirio e per SFAI, che poterono contare sui generosi finanziamenti di una cordata di banche del Nord: Banco di Sconto e Sete di Torino, la Cassa di Sconto di Torino e la Cassa Generale di Genova, il Credito Mobiliare di Torino e, non ultima, la Banca d’Italia che aveva appena rastrellato dal mercato le monete d’oro del Banco delle Due Sicilie.

Facciamo un salto nel tempo e chiudiamo. Lo stabilimento Cirio di San Giovanni a Teduccio è stato il principale polo conserviero del Sud Italia per gran parte del Novecento. Le ciminiere e i capannoni hanno segnato l’epoca d’oro del ragù napoletano, dando lavoro a centinaia di operai prima di chiudere durante la crisi industriale degli anni ’70.

La maledizione dei conti

Puntuale sono arrivati la maledizione dei conti, gli intrecci tra imprenditoria e potere, la bancarotta. Da Francesco Cirio a Sergio Cragnotti, l’imprenditore romano, ex-presidente della Lazio che rileva l’azienda negli anni Novanta e la tira nello scandalo dei bond Cirio.

È il 2002, il Gruppo Cirio emette massicci prestiti obbligazionari, attraverso un complesso sistema di società, tra cui Cirio Finance Luxemburg. A novembre, la Cirio Finance Luxemburg dichiara l’incapacità di rimborsare un prestito obbligazionario da 150 milioni di euro. Soldi impiegati per coprire altri debiti e per sostenere la gestione della S.S. Lazio di proprietà di Cragnotti.

Questo innesca una crisi di liquidità, che porta all’insolvenza del gruppo e alla dichiarazione di default. Le conseguenze sono che oltre 30.000 risparmiatori, che avevano messo 1,1 miliardi di euro in quelle obbligazioni, si ritrovano con in mano titoli di carta straccia.

Ferite che non si rimargineranno mai. Al Sud, come al Nord. Non ci resta che goderci Pietrarsa e il suo Museo. Così come, la felice riconversione dell’ex stabilimento Cirio in Apple Developer Academy. Dove 3 mila studenti provenienti dall’Italia e da 80 paesi, negli ultimi dieci anni, hanno partecipato ai programmi svolti in collaborazione con la Federico II. Il nostro San Marzano, infine. Sulle nostre tavole. Nonostante le avversità, ciò che poteva essere e non è stato e un tempo che non farà ritorno.

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