Sigarette di contrabbando, quando a Napoli ci “campavano” 50 mila famiglie
C’è una notizia e c’è la storia. Per una strana alchimia del destino si incrociano a distanza di mezzo secolo. Secondo quanto quanto emerge dalla 20esima edizione dello studio “Consumo illecito di sigarette e tabacco riscaldato e quota di nicotina orale in Europa”, realizzato da Kpmg Llp per conto di Philip Morris Products S.A., nel 2025 le sigarette illecite hanno superato il 10% dei consumi nell’Unione Europea.
Per la prima volta negli ultimi 10 anni, si stima che i contrabbandieri abbiano incassato più di 40 miliardi di euro con una perdita di gettito fiscale per i paesi che sfiora i 17 miliardi di euro. I dati sono stati presentati a Bruxelles, nel corso dell’evento “Il commercio illecito in Europa: nuove dinamiche di sicurezza, rischi emergenti e perché le politiche sono importanti”, ospitato dal Royal United Services Institute (Rusi) e dall’Alleanza transnazionale per la lotta al commercio illecito (Tracit) e sponsorizzato da Philip Morris.
Adesso la storia
Secondo gli Atti del convegno organizzato dal Museo Storico della Guardia di Finanza Salone d’Onore – Comando Generale Roma, il 21 marzo 2006, il contrabbando a Napoli permette negli anni Settanta a 50 mila famiglie di sopravvivere in uno scenario economico drammatico: una crisi energetica e una crisi occupazionale, senza precedenti. A descrivere perfettamente la situazione di quegli anni è stata così descritta da due grandi pentiti di mafia.
Raccontò Tommaso Buscetta ai magistrati palermitani: “All’incirca nel 1973 – 74, avviene il boom del contrabbando di sigarette estere; allora i maggiori contrabbandieri erano i palermitani Tommaso Spadaro e Nunzio La Mattina, entrambi della famiglia di Pippo Calò, ed il napoletano Michele Zaza…. Per farsi un’idea delle dimensioni del traffico, basti dire che ogni nave contrabbandiera scaricava non meno di 35 – 40 mila casse di sigarette per ogni viaggio. Ne conseguì la necessità per Cosa Nostra di far divenire uomini d’onore i maggiori 80 contrabbandieri come Spadaro, La Mattina e Michele Zaza, per renderli più deboli ai propri voleri”.
Intanto, toccherà proprio agli inqurenti napoletani fare terra bruciata intorno ai Marsigliesi, grazie a “sospette” soffiate giunte dall’interno dell’ambiente. Si legge negli Atti del convegno romano dei Finanzieri: “Finirono in manette Etienne Zurita, la sua donna Nathalie Henriette Jonnikoff, Herbert Bernard Guazza, il tedesco Hubert Reimer, che aveva militato nella Legione Straniera, il marocchino Renè Alain Fajol”.
Massima fu, perciò, l’espansione del contrabbando a Napoli, negli anni che vanno dal 1974 al 1977, durante i quali ingenti capitali vennero investiti nel settore. In questo periodo la rete distributiva raggiunse una tale capillarità che persino in strutture pubbliche, quali scuole ed ospedali, era assai frequente trovare “punti di vendita” di sigarette di contrabbando. Persino il colera, scoppiato nell’estate del 1973, pare avere un ruolo nel boom dei traffici illeciti, poiché la crisi economica si accentuò. Gli “acquafrescai” furono costretti a chiudere. I coltivatori e i pescatori di frutti di mare, finirono in ginocchio.
La legge n. 724/1975 e il paradosso degli studenti e dei pensionati alla vendita
Incredibilmente una legge, la n. 724/1975, nata per tutt’altri motivi, finì con l’incoraggiare il traffico di sigarette. Depenalizzava, infatti, alcune ipotesi di contrabbando, introducendo una nuova disciplina dell’istituto della conciliazione amministrativa. Si rendeva meno severe le conseguenze scaturenti dalla vendita delle sigarette e, incredibilmente, si favorì l’ingresso di nuovi soggetti nella vendita, come studenti e pensionati, normalmente estranei ad ambienti delinquenziali.
Dopo il 29 novembre 1976 niente sarà più come prima
Il 29 novembre 1976 reparti e mezzi della Legione di Napoli sottoposero a sequestro, in acque internazionali, la nave Olympios Hermes, con un carico di ben 222.242 chilogrammi di tabacchi esteri. L’Autorità Giudiziaria napoletana convalidò il sequestro, ritenendo che reparti e mezzi intervenuti avessero operato sulla base di prove oggettive, che attestavano l’avvenuto carico su motoscafi inequivocabilmente entrati o diretti nelle acque territoriali.
Per superare il momento, le organizzazioni contrabbandiere moltiplicarono i “punti vendita”, abbassarono i prezzi per essere maggiormente competitivi nei confronti del Monopolio di Stato e, soprattutto, cominciarono a rifornirsi con tabacchi provenienti direttamente dai depositi delle multinazionali in Nord Europa o importati in regime di transito doganale da alcuni compiacenti Stati Balcanici, successivamente trasferiti a bordo di natanti e motoscafi veloci sulle coste pugliesi. Finiva ufficialmente l’epoca degli “scafi blu”.
La droga al posto delle “bionde”
In quegli stessi anni, la Nuova Camorra Organizzata, fondata da Raffaele Cutolo, aveva posto al centro dei propri interessi il traffico internazionale degli stupefacenti, in grado di assicurare più lauti guadagni. Il contrabbando di tabacchi diventerà gradualmente un’attività secondaria a Napoli, spostandosi in Puglia.
