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East and West Crossroads – Il Mondo che verrà

Due emozionanti appuntamenti a Benevento e a Napoli per il ritorno di artperformingfestival, giunto alla IX edizione. Al Museo Arcos nel Sannio, il 29 maggio alle ore 18. All’Auditorium Porta del Parco di Bagnoli, il 30 maggio alle 18 e il 31 maggio alle 11.

La manifestazione artperformingfestival dalla sua nascita si svolge in monumenti, palazzi e luoghi di memoria e storici. Una felice sintesi tra la millenaria cultura e la sperimentazione, palcoscenico per la libera circolazione di idee, artisti e linguaggi. “Dalla prima edizione, dal titolo East and West Crossroads – spiega il curatore Gianni Nappa -, la kermesse ha portato a Napoli rappresentanti della performance d’arte e delle arti visive internazionali e performer provenienti da culture orientali e occidentali, in un confronto per una migliore comprensione del Mondo che verrà”.

L’incontro con la cultura sudcoreana si ripete in questa edizione, in partnership con la Global Making Art Network, con le uniche tappe italiane del tour europeo dei due artisti performer Gim Gwang Cheol e Park Kyeong Hwa. “In città storiche e dalla forte identità spirituale ed esoterica – aggiunge Nappa -. Benevento, con la co-curatela di Giuliana Ippolito e Napoli, dove incontreranno i performer italiani Loredana Iafrate, Morena Rossi e Salvatore Donatiello”.

Il confronto è su tematiche culturali, sociali e ambientali, per interrogarsi su cosa accadrà in un prossimo futuro del pianeta. Tra disastri ambientali, perdita di solidarietà e di umanità e da guerre scatenate per fini economici e di potere, che stanno minando il desiderio di pace.

“La scelta di invitare a Benevento gli artisti coreani Gim Gwang Cheol e Park Kyeong Hwa nasce da una duplice necessità: da un lato, l’urgenza di aprire il Museo ARCOS ad una dimensione sempre più internazionale, intercettando la straordinaria vivacità culturale che la Corea del Sud sta esprimendo a livello globale, dall’altro, il desiderio di far compiere al nostro pubblico un’esperienza immersiva” dichiara la co-curatrice Giuliana Ippolito -. Ho voluto fortemente due performance distinte, una all’esterno e l’altra all’interno perché credo che il museo non debba essere un guscio chiuso, ma un organismo vivo che accoglie qualsiasi visitatore, anche quello che inciampa per caso nell’opera d’arte.

Il lavoro sulla corporalità, sul tempo e sullo spazio di questi due artisti si sposa perfettamente con l’identità dell’ARCOS, un luogo dove il passato archeologico è materia vibrante ed il legame tra il Tempio di Iside e lo sciamanesimo coreano crea una connessione simbolica profonda tra ritualità, corpo e sacralità”.

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