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Napoli e il Gambrinus, da oltre un secolo e mezzo insieme

Per la precisione sono cento sessantasei gli anni trascorsi dall’inaugurazione avvenuta nel 1860, il 12 maggio, un anno prima dell’Unità d’Italia. Quando l’imprenditore Vincenzo Apuzzo, grazie alla intuizione di mettere insieme pasticceri, gelatai, e baristi diede vita al Gran Caffè. Affacciato direttamente su Piazza Plebiscito e Palazzo Reale, dal lato dove adesso c’è la Prefettura di Napoli. Un’idea che gli valse successo, notorietà e la nomina di “Fornitore della Real Casa”. Non è dato sapere perché l’imprenditore Apuzzo abbia scelto di ispirarsi al mitologico re delle Fiandre Gambrinus, patrono della birra, per la scelta del nome. Ma tant’è ha sicuramente portato fortuna e fama.

Portami al Gambrinus

Vedi Napoli e il Gambrinus “e poi muori”. Potremmo dire oggi, visto che il nome del Gambrinus e così legato alla città per cittadini e turisti. L’adagio va, però, spiegato. Non è che si muore dopo aver visitato la città e il suo Caffè più bello. È che una volta visto tali meraviglie c’è poi tutto il tempo di pensare alla fine e i turisti lo sanno. Non mancano, quindi, nel corso del “grand tour” napoletano di fare una puntata in piazza Trieste e Trento, dove affaccia adesso il Gran Caffè, per un espresso e una sfogliata che ti cambia la giornata. Oggi, la proprietà è suddivisa tra le famiglie Rosati e Sergio. La nuova generazione vive in equilibrio con la precedente. Si viene accolti sempre con cordialità da Massimiliano Rosati, da Michele Sergio, dal nuovo direttore Ciro Cucinello, sotto l’occhio vigile di zio Antonio.

Il papa, i Presidente della Repubblica, i capi di Stato

Tappa fissa dei vari Presidenti della Repubblica Italiana in visita a Napoli, da Enrico De Nicola fino a Sergio Mattarella. Con il 21 marzo 2015 che diventa data storica, quando viene servita la colazione a Sua Santità Papa Francesco. Durante il G7 di Napoli del 1994, il presidente americano Bill Clinton ha preso il caffè al Gambrinus, per Silvio Berlusconi era diventata una tappa fissa. Ma attenzione, facendo un tuffo nel passato l’elenco di personalità diventa lunghissimo: Oscar Wilde, Ernest Hemingway, Matilde Serao, Benedetto Croce e Jean-Paul Sartre, Totò, Eduardo De Filippo e tanti altri. Tavoli fissi erano riservati a Ferdinando Russo e a Libero Bovio, autori terribili di burle. Su un tavolino del Gambrinus Gabriele D’Annunzio, accogliendo la sfida di Ferdinando Russo, scrisse di getto il testo di “’A vucchella”, poi musicato da Tosti. Persino l’Imperatrice d’Austria Sissi nel suo viaggio a Napoli, nel 1890, si fermò al Gambrinus.

È qui che nasce il “caffè sospeso”

Il Gran Caffè Gambrinus di Napoli è il luogo simbolo della tradizione del “caffè sospeso”, che consiste nel lasciare un caffè pagato per chi non può permetterselo. Questo gesto di solidarietà, rilanciato nel nuovo millennio, rappresenta il cuore del popolo napoletano e un esempio di condivisione, celebrato con una caffettiera gigante all’ingresso del bar. Grazie al Gambrinus la Belle Époque non ha mai lasciato Napoli. Arredato secondo i canoni dell’architettura “Beaux Arts”, conserva al suo interno i segni del periodo storico, socio-culturale, musicale e artistico nato in Francia tra la seconda metà del XIX secolo. Un’era entrata nel Gran Caffè, senza più uscirne. Il Caffè appare nelle gouache di artisti napoletani e stranieri. Nel cinema, da “Carosello Napoletano” del 1954 a “L’imbroglio nel lenzuolo” del 2009. In televisione e nei libri di Maurizio De Giovanni, con “I bastardi di Pizzofalcone” e ”Il commissario Ricciardi”.