Napoli e il piano verde, tra obiettivi annunciati e risultati veri
Nel 2022 il Comune di Napoli, guidato dall’assessorato al Verde e alla Salute affidato a Vincenzo Santagada, presentò un ambizioso piano di riqualificazione ambientale inserito nel protocollo d’intesa tra Comune di Napoli e Regione Campania per la valorizzazione di parchi urbani, aree naturali e giardini storici. Il progetto puntava a rafforzare la presenza del verde pubblico attraverso interventi diffusi di manutenzione e nuove piantumazioni, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’impatto delle isole di calore e rendere la città più vivibile. Tra gli impegni più rilevanti figurava la messa a dimora di 3.700 alberi e 1.900 arbusti distribuiti nei diversi quartieri cittadini. Il programma 2022–2025 e le tre direttrici: 1) Nuove piantumazioni, con migliaia di alberi e arbusti da collocare su strade, parchi e spazi pubblici. 2) Manutenzione ordinaria e straordinaria del verde esistente, comprendente parchi, giardini, siepi e alberature urbane. 3) Interventi mirati su aree simbolo, come la Villa Comunale, con cura dei tappeti erbosi, delle aiuole e delle fontane. Secondo l’amministrazione comunale, queste azioni avrebbero dovuto contribuire non solo all’estetica urbana, ma anche alla salute pubblica e al contrasto degli effetti dell’inquinamento.
Cosa è stato realizzato finora
I dati diffusi dal Comune e ripresi dalla stampa locale indicano che il piano di piantumazione è stato avviato ma non completamente concluso entro il 2025. Alla fine dello scorso anno, risultavano già messi a dimora circa 3.000 alberi e 800 arbusti. L’amministrazione ha confermato che l’intervento proseguirà nel corso del 2026, con la prospettiva di superare complessivamente quota 4.000 alberi, includendo nuove operazioni aggiuntive. In sintesi, il traguardo numerico non è stato pienamente raggiunto nei tempi inizialmente previsti, ma si trova in una fase avanzata di completamento.
Nuovi progetti di parchi e verde pubblico
Accanto alle piantumazioni, sono stati avviati o sostenuti diversi interventi di riqualificazione, anche se non sempre direttamente riconducibili al piano originario. Spazi storici: nel Real Bosco di Capodimonte, in particolare nel Giardino dei Principi, sono state effettuate nuove piantumazioni nell’ambito di progetti finanziati con fondi PNRR. Rigenerazione urbana: lavori su scale storiche e percorsi cittadini hanno migliorato arredo urbano e fruibilità pedonale, senza però determinare un vero aumento delle superfici verdi. Grandi parchi cittadini: per il Parco Camaldoli e il Parco Troisi sono in corso o in fase progettuale interventi di recupero ambientale, ma con tempi lunghi e rallentamenti segnalati da associazioni ambientaliste. Nonostante i progressi registrati, permangono diverse ombre. Napoli continua ad avere una delle più basse dotazioni di verde pro capite in Italia; molti interventi dipendono da finanziamenti esterni (PNRR e fondi regionali), con inevitabili ritardi burocratici; alcuni parchi urbani restano allo stato di progetto e non sono ancora visibili nella quotidianità dei cittadini.
Promesse mantenute o solo annunci?
Piantumazioni: l’obiettivo principale è stato avviato ma non concluso nei tempi iniziali. La sua realizzazione è slittata al 2026. Nuove aree verdi: non esiste un grande parco completamente nuovo già ultimato, ma una somma di interventi parziali e frammentati. Cantieri attivi: sono presenti lavori in corso e nuove piantumazioni, ma il processo di trasformazione è ancora incompleto. Conclusione: il piano ambientale promosso da Santagada non si è rivelato un semplice slogan, ma nemmeno una rivoluzione immediata del verde urbano. Le promesse più concrete, in particolare quelle legate agli alberi, sono in via di realizzazione e dovrebbero essere completate nel 2026. L’espansione delle aree verdi, invece, procede a passo lento e dipende da progetti e fondi differenti. Napoli si trova dunque in una fase di transizione: tra impegni dichiarati e risultati tangibili, la “città verde” resta un obiettivo in costruzione più che una realtà già consolidata.
Manuela Bottiglieri
