30 anni di Terra dei Fuochi, la nostra Seveso
È passato mezzo secolo. Era il 10 luglio 1975, quando la diossina si prese Seveso. Il piccolo comune della provincia di Monza e della Brianza, situato nel cuore della Lombardia e della Bassa Brianza. Ad appena 20 chilometri da Milano.
Forse per questo venne scelta, Seveso, dai 225, 80 i bambini, subito allontanati inviati nelle colonie dell’Amministrazione provinciale di Milano. Per diventare oltre mille,dopo l’ampliamento dell’area pericolosa. Milano è raggiungibile in poco tempo e con pochi soldi, qui gli affitti sono più bassi.
Forse per questo venne scelta Seveso, dai dirigenti dello stabilimento Icmesa, Industrie Chimiche – Meda – Società Azionaria, per produrre il TCF (Triclorofenolo o C₆H₃Cl₃O) e il TCB (Tetraclorobenzene), le materie prime utilizzate per la produzione del disinfettante esaclorofene. Vicino c’era il bellissimo Bosco delle Querce (che finirà per essere l’area più contaminata) e vi scorreva l’omonimo fiume: il Seveso.
Nessuno avrebbe mai pensato a quel tempo che, per un’anomalia nel reattore “A101”, una reazione fuori controllo avrebbe trasformato il TCF e il TCB in diossina (TCDD). Soffiato dal vento nel caldo mezzogiorno di quel giorno da Meda verso Seveso e il compimento del suo destino. Oggi, a Seveso, per ricordare la tragedia e le vittime si recherà anche il Capo dello Stato Sergio Mattarella.
Per la Terra dei Fuochi, più di mille chilometri quadrati tra le province di Napoli e Caserta, il destino si è beffato di tutto e di tutti. Ha messo, in un modo o in un altro, la museruola a chi denunciava: famiglie, comitati civici, associazioni ambientaliste, donne e uomini in divisa. Ha distrutto una parte di quel territorio che i Romani indicavano con il nome di Campania Felix e che, più avanti, per i Borbone diventò Terra di Lavoro. Un disastro che ha avvelenato 90 Comuni e messo a rischio la salute di quasi tre milioni di abitanti.
Non esiste un numero dei morti ufficiale e solo recentemente, per il coraggio del governatore Roberto Fico e del consigliere Davide D’Errico, si è rimesso mano al Registro dei Tumori in Regione Campania. Secondo fonti non ufficiali negli ultimi venti anni si sono avuti incrementi del tasso di mortalità per tumori del 47% fra gli uomini, del 40% tra le donne, in provincia di Napoli e del 28,4% e del 32,7% in provincia di Caserta.
A tenere a battesimo il termine è stata Legambiente nel 2003. Ma l’interramento di scorie e rifiuti tossici era iniziato molto prima, negli anni Ottanta. I camorristi si facevano pagare a peso d’oro, comunque meno di quanto occorreva per smaltire attraverso i canali ufficiali, dagli industriali del Centro Nord per far sparire sotto terra milioni di tonnellate di rifiuti: scorie industriali, ospedaliere e radioattive.
Con il punto più alto negli anni Novanta, quando l’affaire passerà nel quasi monopolio del clan Schiavone. Il resto è storia più recente. I roghi tossici, accidentali o appiccati apposta per liberarsi dei materiali, hanno generato nubi cariche di diossine, trasformando l’emergenza in una grave crisi sanitaria.
Diossina. Ecco il cerchio dei destini che si chiude. In un abbraccio di solidarietà.
