Quando il caldo mette a rischio la salute
Antonio, fa caldo. Semplice, quanto accattivante invito a consumare prima una nota bevanda e, poi, anche qualcos’altro a letto con una gagliarda e giovanissima Luisa Ranieri. Ma quella era una pubblicità di successo. Per tanti il caldo intenso che, a ondate, giunge e avvolge l’intero stivale proprio in questo periodo può diventare un problema.
Per i lavoratori all’aperto, per esempio. Bene ha fatto il governatore della Campania Roberto Fico a sottoscrivere un’ordinanza, che resterà in vigore per tutta l’estate, la quale vieta il lavoro agricolo, edile e in settori affini dalle ore 12.30 alle ore 16, nei giorni e nei luoghi particolarmente caldi.
Per chi abita nelle zone cittadine che Greenpeace ha definito isole di calore. A Napoli, terzo capoluogo di regione per numero di persone che vivono esposte ad alte temperature, è coinvolto il novanta per cento della popolazione. Ovvero, quasi 850 mila persone che vivono in aree dove nei mesi estivi la temperatura superficiale supera di oltre 8 gradi quella registrata nelle zone rurali o extraurbane del comune. La media dell’isola di calore sull’intero territorio urbano è superiore agli 11 gradi.
L’ordinanza Fico entra in vigore il 21 giugno e resta attiva fino al 31 agosto, facendo riferimento ad altre mappe, però. Quelle del sistema Worklimate dell’Inail. Mentre in base alla geografia ridisegnata da Greenpeace per il capoluogo, ci sono trentatremila bambini sotto i cinque anni e ottanta settemila anziani a rischio. Ai quali aggiungere le persone senza dimora e chi vive in abitazioni poco isolate o senza raffrescamento.
