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Meningite a Napoli, tre casi accertati

Tre casi di meningite accertati, ma potrebbero diventare quattro. Nessun decesso e nessun focolaio fuori controllo. È questo il quadro aggiornato che emerge nelle ultime ore a Napoli, dopo il diffondersi di messaggi allarmistici sui social, poi smentiti dalle autorità sanitarie. I casi confermati riguardano due giovani donne e un uomo, tutti legati da rapporti di conoscenza ma colpiti in momenti diversi e da ceppi differenti del batterio. La prima ad ammalarsi sarebbe stata una ragazza che aveva partecipato a una festa prenatalizia molto affollata, frequentata soprattutto da giovani residenti nel quartiere Chiaia. Il secondo caso si è manifestato tra Natale e Capodanno: una ragazza di circa 25 anni ha accusato mal di testa intenso, malessere generale e intorpidimento, sintomi che hanno reso necessario il ricovero immediato all’ospedale Cotugno. La giovane è tuttora ricoverata da oltre due settimane in terapia intensiva, in coma, costantemente monitorata dall’équipe medica. Il terzo caso riguarda invece un uomo che lavora in un noto locale della zona di Chiaia, abitualmente molto frequentato.

Dall’ospedale Cotugno arrivano rassicurazioni

A seguito dell’allarme, in particolare tra i residenti di Chiaia, l’Ospedale per le malattie infettive Cotugno ha precisato che si tratta di Neisseria meningitidis, ovvero meningococco, ma ha escluso l’esistenza di una catena di contagio. “I casi attualmente ricoverati – spiegano dalla direzione sanitaria – presentano diverse matrici patogene e non sono riconducibili a un unico ceppo infettivo. L’incidenza rientra nei flussi stagionali attesi, anche in considerazione del brusco abbassamento delle temperature”. Secondo quanto riferito, tre soggetti affetti da meningococco risultano legati da rapporti di conoscenza, ma l’assenza di una correlazione temporale tra le insorgenze dei sintomi non supporta l’ipotesi di un contagio diretto. Tutti i pazienti sono attualmente sotto osservazione clinica e il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’ASL sta completando i protocolli di screening e sorveglianza previsti. Smentite dunque le voci che parlavano di un focolaio con più contagi e vittime: la situazione è attenzionata, ma sotto controllo.

Sintomi, quando rivolgersi al pronto soccorso

La meningite è un’infiammazione delle membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. Può essere virale – generalmente più lieve – oppure batterica, come nel caso del meningococco, che può invece avere complicanze più serie. Il periodo di incubazione varia: per la forma virale va da 3 a 6 giorni; per quella batterica da 2 a 10 giorni, con una media di circa una settimana. La trasmissione avviene attraverso le cosiddette droplets, ovvero goccioline respiratorie: tosse, starnuti, baci, ma anche la condivisione di bicchieri o posate. Gli ambienti affollati possono favorire il contagio, che può avvenire anche tramite portatori sani, persone cioè prive di sintomi.

I sintomi da non sottovalutare sono:

  • febbre alta improvvisa
  • forte mal di testa persistente
  • rigidità del collo
  • nausea o vomito
  • sonnolenza, confusione o descrizione di uno stato di torpore

In presenza di questi segnali, soprattutto se compaiono rapidamente e in associazione tra loro, è fondamentale recarsi subito in pronto soccorso. La terapia antibiotica, se avviata tempestivamente, riduce in modo significativo la contagiosità già entro 24 ore. Le autorità sanitarie ribadiscono infine l’importanza della vaccinazione e invitano i cittadini a informarsi attraverso canali ufficiali, evitando di diffondere notizie non verificate che rischiano di generare panico inutile.

Manuela Bottiglieri