Dal 2026 più care Tangenziale di Napoli e A3
Anche nel 2026, dal 1°gennaio scatteranno gli immancabili ritocchi verso l’alto delle tariffe autostradali. Il rincaro generalizzato, fissato nella misura dell’1,5%, corrisponde all’indice di inflazione programmata per l’anno 2026. Tale adeguamento è stato determinato dall’Autorità di regolazione dei trasporti e riguarderà tutte le società concessionarie per le quali è attualmente in corso la procedura di aggiornamento dei piani economico-finanziari. Il pedaggio sulla Tangenziale di Napoli potrebbe subire una variazione di 5 centesimi, passando da 1 euro a 1,05. Difficile non prevedere un allungamento dei tempi di attesa ai caselli, già molto lunghi su questa arteria. Sulla tratta autostradale Napoli – Salerno, l’adeguamento tariffario sarà leggermente superiore alla media, attestandosi sull’1,9%.
Perché il governo non ha fermato gli aumenti
“La sentenza contraria della Corte Costituzionale ha vanificato lo sforzo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e dello stesso governo di congelare le tariffe”, si legge in una nota del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Comunque, si tratta di uno stop a tempo determinato, e cioè: “Fino a definizione dei nuovi Piani economici finanziari (Pef)”. Il motivo del mancato intervento per fermare gli aumenti risiederebbe nella sentenza della Corte Costituzionale n. 147 depositata il 14 ottobre 2025.
La sentenza della Corte Costituzionale
Con la sentenza n. 147, i giudici della Consulta bocciarono, è vero, le norme che dal 2020 al 2023 avevano rinviato gli adeguamenti dei pedaggi autostradali, ma in attesa dei nuovi Pef. In assenza dei quali, si è proseguito per deroghe negli anni successivi. Secondo l’Alta Corte, quindi, i governi avevano ed hanno tutti gli strumenti per intervenire senza sentirsi “bloccati” dalla sentenza.
Perché ci fu la sentenza
Fu il Consiglio di Stato a chiedere l’intervento della Corte Costituzionale sul ricorso presentato da una concessionaria autostradale contro le note del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che non avevano riconosciuto gli adeguamenti tariffari per il 2020 e il 2021. Alla concessionaria ricorrente venne dato ragione, in virtù della supposta violazione della libertà d’impresa. Di fatto, la Corte costituzionale ha riconosciuto le motivazioni dell’azienda concessionaria, segnalando però anche vie alternativa per impedire i rincari. Tra l’altro, e non è cosa di poco conto, la Consulta chiede indirettamente al governo di intervenire se necessario con rincari e non con congelamenti delle tariffe, laddove i mancati aumenti porterebbero “sull’infrastruttura autostradale, sulla sua efficienza e sulla sua sicurezza, che necessitano di manutenzione e investimenti che vanno programmati”.
