Cresce l’allarme sanitario: dai depuratori ai molluschi contaminati
Focolaio tra area flegrea e costa: il nodo dei depuratori sotto accusa. L’emergenza epatite A in Campania si sta trasformando in un caso sanitario sempre più complesso, con radici che affondano in criticità ambientali e nella filiera alimentare. I primi segnali del focolaio risalgono alla fine di gennaio, con una concentrazione iniziale nell’area flegrea, ma è nel mese di marzo che si è registrata una vera e propria impennata dei contagi, ormai prossimi alle duecento unità tra Napoli e provincia.
Tra le ipotesi più accreditate, emerge con forza quella legata al malfunzionamento di alcuni impianti di depurazione, che avrebbero riversato in mare acque non adeguatamente trattate. Un fenomeno che, se confermato, rappresenterebbe un grave rischio per l’ecosistema marino e per la salute pubblica, considerando che proprio nelle acque costiere vengono allevati e raccolti i molluschi bivalvi. Questi ultimi, infatti, agiscono come veri e propri “filtri naturali”: accumulano sostanze presenti nell’acqua, inclusi eventuali agenti patogeni come il virus dell’epatite A (HAV). È proprio questa caratteristica a renderli potenziali veicoli di contagio quando consumati crudi o poco cotti.
Ricoveri in aumento al Cotugno e timori per la Pasqua
Parallelamente alla diffusione del virus, crescono anche i ricoveri presso l’ospedale Cotugno di Napoli, centro di riferimento per le malattie infettive. Gli specialisti segnalano un trend in aumento e invitano alla prudenza, sottolineando come il periodo di incubazione dell’epatite A possa essere lungo: ciò significa che il numero reale dei contagiati potrebbe essere significativamente più alto rispetto a quello attualmente tracciato. L’allarme sanitario ha avuto ripercussioni immediate anche sull’economia locale. Ristoranti di pesce e pescherie stanno registrando un calo drastico delle presenze, con disdette a catena proprio nel periodo che precede la Pasqua, tradizionalmente legato al consumo di piatti a base di frutti di mare. Una dinamica che ricorda, per certi aspetti, le reazioni collettive osservate durante la pandemia, seppur in un contesto diverso per dimensioni e gravità.
Sequestri e controlli: distrutti 25 kg di vongole nel Napoletano
Nel frattempo, si intensificano i controlli sul territorio. A Torre del Greco, i carabinieri hanno denunciato un uomo di 73 anni sorpreso a trasportare 25 chilogrammi di vongole veraci destinate alla vendita, ma prive della necessaria documentazione sulla tracciabilità. Il prodotto, potenzialmente pericoloso in un contesto già segnato dall’emergenza sanitaria, è stato immediatamente sequestrato e distrutto. L’episodio evidenzia come, accanto alle criticità ambientali, persistano comportamenti illegali che rischiano di aggravare ulteriormente la diffusione del virus. Sul fronte sanitario, le autorità invitano alla vaccinazione contro l’epatite A per le categorie più esposte: operatori del settore alimentare, personale sanitario, viaggiatori e soggetti con patologie epatiche pregresse.
Il vaccino rappresenta uno strumento efficace di prevenzione, soprattutto in una fase di circolazione attiva del virus. Ma la prevenzione passa anche da comportamenti quotidiani consapevoli. Il virus dell’epatite A si trasmette infatti per via oro-fecale: ciò significa che può diffondersi attraverso alimenti o acqua contaminati, oppure tramite scarsa igiene personale.
Particolare attenzione va riservata al consumo di molluschi bivalvi crudi o poco cotti, ma anche a frutta e verdura crude – soprattutto fragole, frutti di bosco e ortaggi – che devono essere lavati accuratamente. Fondamentale, inoltre, è il rispetto delle norme igieniche di base, come il lavaggio frequente delle mani. In un contesto in cui ambiente, sicurezza alimentare e salute pubblica si intrecciano, l’emergenza epatite A in Campania impone un approccio rigoroso e coordinato, per contenere il contagio e ristabilire la fiducia dei cittadini.
Manuela Bottiglieri
