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Al Cardarelli posti ridotti in Rianimazione: è polemica

Cardarelli, meno posti letto in Rianimazione durante i lavori, una scelta che riaccende l’emergenza sanità in Campania e fa arrabbiare il governatore Roberto Fico. Quando si parla di Rianimazione, il tempo non è solo una variabile organizzativa. È una questione di vita. La riduzione dei posti letto in Rianimazione all’ospedale Cardarelli di Napoli non è solo una questione tecnica o organizzativa. È l’ennesimo episodio che riporta sotto i riflettori una criticità cronica della sanità campana: la difficoltà di garantire continuità assistenziale anche nei momenti più delicati. Dal 5 gennaio 2026, a causa di lavori di adeguamento degli impianti nel reparto di Rianimazione del Padiglione DEA, la capacità ricettiva del principale ospedale del Sud Italia risulta temporaneamente ridotta. Una decisione che ha suscitato una reazione durissima da parte della Regione Campania, che ha formalmente contestato la scelta di procedere con interventi strutturali senza aver prima messo in sicurezza il livello dell’assistenza sanitaria.

Lavori necessari, ma il prezzo lo paga l’assistenza

La vicenda nasce da una serie di comunicazioni interne trasmesse dall’Azienda ospedaliera Cardarelli tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, relative sia alla riduzione dei posti letto in Rianimazione sia ai lavori di adeguamento dell’impianto di climatizzazione e ricambio dell’aria. Interventi certamente necessari, ma che hanno finito per incidere direttamente su un reparto cruciale, uno di quelli che rappresentano l’ultimo baluardo nei casi più gravi. Secondo la Regione, manutenzioni e ristrutturazioni non possono tradursi, nemmeno temporaneamente, in un arretramento dell’assistenza. Il nodo non è la legittimità dei lavori, ma la loro programmazione: intervenire senza predisporre soluzioni alternative equivale a scaricare le conseguenze organizzative sui pazienti e sul personale sanitario. Il caso del Cardarelli non è isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante. La sanità campana convive da anni con carenze strutturali, liste d’attesa interminabili, reparti sotto pressione e un sistema di emergenza che spesso opera al limite delle proprie possibilità. In questo contesto, ogni riduzione di posti letto in terapia intensiva assume un peso specifico enorme. La Rianimazione non è un reparto come gli altri: è il cuore pulsante dell’emergenza-urgenza. Tagliare anche temporaneamente la sua capacità significa aumentare il rischio di congestione, rallentare i percorsi di cura e mettere ulteriore stress su una rete ospedaliera già fragile.

La sanità come banco di prova politico e sociale

La questione assume anche un valore politico, perché la sanità è stata uno dei pilastri su cui si è costruito il progetto di governo regionale. Proprio per questo, episodi come questo alimentano indignazione e sfiducia, soprattutto tra i cittadini che quotidianamente fanno i conti con disservizi, attese e difficoltà di accesso alle cure. Ora la responsabilità torna ai vertici dell’azienda ospedaliera, chiamati a individuare soluzioni che consentano di conciliare la necessità degli interventi strutturali con il diritto fondamentale alla salute. Un diritto che, in una regione già segnata da profonde disuguaglianze sanitarie, non può permettersi ulteriori battute d’arresto.

Manuela Bottiglieri