A Pompei si riaccende la protesta delle guide turistiche
La tensione tra le guide turistiche e la direzione degli Scavi di Pompei torna a salire. Dopo la manifestazione dello scorso febbraio contro la chiusura delle postazioni riservate ai professionisti abilitati, una nuova iniziativa del Parco ha riaperto il fronte dello scontro: l’attivazione di itinerari tematici interni gestiti direttamente dall’ente. Al centro della polemica ci sono due percorsi, “Pompei civica” e “Pompei quotidiana”, proposti ai visitatori come esperienze di un’ora e mezza acquistabili alle biglietterie. Per le guide, però, questi tour rappresentano un cambio di rotta che rischia di stravolgere il ruolo stesso della professione. Secondo le associazioni di categoria, i nuovi itinerari equivalgono di fatto a visite guidate, ma senza il coinvolgimento di operatori abilitati. La critica non è solo economica, ma anche culturale: si teme che l’accompagnamento dei visitatori venga affidato a personale interno non formato specificamente per la mediazione turistica e storica. Le guide parlano di un processo che le estromette gradualmente dal sito archeologico, sostituendo il loro lavoro con un servizio gestito direttamente dal Parco. Un passaggio che viene percepito come una contraddizione rispetto agli incontri avuti nelle settimane precedenti con i vertici dell’area archeologica, durante i quali sarebbe stata prospettata un’apertura al dialogo e al confronto. Non è escluso che la protesta possa tradursi in nuove azioni legali, che andrebbero ad aggiungersi al ricorso già presentato contro la chiusura delle postazioni interne. L’obiettivo dichiarato è tutelare una professione regolamentata e garantire che la narrazione del sito resti affidata a figure qualificate.
Il punto di vista del Parco
Dal punto di vista della direzione del Parco Archeologico, i nuovi itinerari rientrano in un progetto di riorganizzazione dell’offerta culturale. L’intento sarebbe quello di ampliare i servizi disponibili ai visitatori, rendendo l’esperienza più strutturata e accessibile anche a chi non si affida a una guida privata. La gestione diretta dei percorsi viene presentata come una forma di valorizzazione del patrimonio, non come una sostituzione delle guide professioniste. Secondo questa impostazione, il cambiamento rappresenterebbe un’opportunità per modernizzare il sistema delle visite e aumentare le entrate destinate alla tutela del sito. Il caso Pompei solleva una questione più ampia: il confine tra valorizzazione culturale e tutela delle professionalità del turismo. Da un lato c’è l’esigenza delle istituzioni di sperimentare nuovi modelli di fruizione; dall’altro la richiesta delle guide di non essere marginalizzate in uno dei luoghi simbolo del patrimonio mondiale. La protesta, dunque, non riguarda solo due itinerari, ma il futuro stesso del rapporto tra enti pubblici e lavoratori del turismo culturale. In attesa delle decisioni del Tar Campania e di eventuali nuovi tavoli di confronto, Pompei resta il teatro di uno scontro che mette in discussione il significato di “valorizzare” un bene storico: se come risorsa economica o come patrimonio da raccontare attraverso competenze riconosciute.
Manuela Bottiglieri
