Pollena, dichiarazioni shock: “Le ho uccise perché volevano più soldi”
Ci sono le ultime ore di due donne senza nome, trascinate in un edificio abbandonato alla periferia di Pollena Trocchia. Ci sono le testimonianze di chi ha visto quell’uomo entrare nel cantiere con una prostituta e uscire da solo, nel buio della notte. E poi ci sono le parole fredde, spezzate, a tratti confuse, pronunciate davanti ai magistrati da Mario Landolfi, il 49enne di Sant’Anastasia accusato di aver ucciso due donne nel giro di poche ore.
Le carte dell’inchiesta della Procura di Napoli Nord raccontano una vicenda feroce, consumata tra degrado, droga e disperazione. Un duplice omicidio che, secondo gli investigatori, sarebbe nato da “banali discussioni” sul compenso di prestazioni sessuali.
Il provvedimento di fermo, firmato dal pubblico ministero Martina Salvati, parla di un “granitico quadro indiziario” e descrive un uomo ritenuto capace di colpire due volte nello stesso luogo, con modalità quasi identiche.
Il cantiere dell’orrore a Pollena Trocchia
Tutto inizia la sera del 17 maggio 2026, in viale Italia, in una zona isolata di Pollena Trocchia dove sorge uno stabile incompiuto, privo di illuminazione e ormai abbandonato da anni.
Alcuni ragazzi parcheggiati poco distante notano una Opel Corsa grigia fermarsi accanto alla loro auto. Dall’abitacolo scendono un uomo robusto e calvo e una donna minuta. I due si dirigono verso il fabbricato fatiscente attraversando un varco nella recinzione. Una delle testimoni racconta agli investigatori di aver pensato subito a un incontro a pagamento, ma qualcosa la insospettisce: la donna cammina a testa bassa, l’uomo continua a guardarsi intorno. Per questo decide di fotografare l’auto e annotarne la targa.
Passano circa venti minuti. Dal cantiere esce soltanto l’uomo.
“Sembrava affannato”, mette a verbale uno dei presenti. Un altro riferisce che aveva con sé una borsa bianca che prima apparteneva alla donna. Poco dopo arriva la chiamata al 112.
Quando i carabinieri entrano nello stabile trovano due corpi femminili nel vano garage, distesi a terra, con gravissime ferite alla testa compatibili — secondo una prima valutazione — con una precipitazione dall’alto.
Le testimonianze che incastrano il 49enne
Le dichiarazioni raccolte nella notte dagli investigatori della Compagnia dei Carabinieri di Torre del Greco diventano centrali nell’indagine.
Due giovani di Sant’Anastasia riconoscono immediatamente l’uomo visto entrare nel cantiere: “Si chiama Mario”, raccontano ai militari. Entrambi lo identificano poi senza esitazioni attraverso fotografie mostrate dagli investigatori.
Un’altra testimone consegna agli inquirenti la foto della Opel Corsa scattata pochi minuti prima del delitto.
Da lì parte la caccia all’auto, rintracciata poche ore dopo in una corte privata vicino all’abitazione dell’indagato.
Durante la perquisizione i carabinieri sequestrano vestiti con tracce di sangue, il telefono cellulare dell’uomo e la vettura utilizzata quella notte.
Il racconto della moglie: “Era agitato, faceva uso di cocaina”
Nelle carte compare anche la deposizione della moglie di Landolfi. La donna racconta una situazione familiare difficile, segnata dalla tossicodipendenza e da episodi di violenza domestica.
“Mio marito assume cocaina e tranquillanti”, dichiara agli investigatori. Racconta che l’uomo era uscito di casa intorno alle 21 e che al ritorno, verso l’una e mezza di notte, appariva “particolarmente agitato”.
La donna riferisce inoltre che da tempo tra loro non c’erano più rapporti e che il marito le aveva detto più volte che avrebbe cercato prostitute.
Nel verbale emerge anche un precedente quadro di maltrattamenti: “Mi picchiava, era solito spingermi e schiaffeggiarmi”.
La confessione davanti al pm
Condotto negli uffici della polizia giudiziaria, Mario Landolfi prima crolla in lacrime, poi chiede di essere aiutato e infine inizia ad ammettere le proprie responsabilità.
Davanti al pubblico ministero racconta di aver incontrato una delle vittime nella zona di Gianturco, a Napoli, mentre si prostituiva vicino a una fermata dell’autobus.
Secondo il suo racconto, i due avrebbero discusso sul prezzo della prestazione sessuale all’interno dello stabile abbandonato di Pollena Trocchia.
“Lei voleva 150 euro”, mette a verbale il 49enne. Poi la colluttazione, avvenuta vicino alla tromba delle scale. La donna precipita nel vuoto.
Landolfi sostiene di aver tentato perfino di recuperarla utilizzando una fune presa dall’auto, ma senza riuscirci.
In un primo momento nega qualsiasi coinvolgimento nel secondo omicidio. Poi, davanti alle fotografie mostrate dagli investigatori, cambia versione e ammette anche la morte dell’altra donna, avvenuta il giorno precedente nello stesso edificio. Anche in quel caso, secondo il suo racconto, tutto sarebbe nato da una lite sul denaro e dalla scoperta che il rapporto non si sarebbe consumato in albergo ma all’interno del cantiere abbandonato.
“Se avessi voluto nascondere i corpi li avrei bruciati”
Tra i passaggi più inquietanti dell’interrogatorio ce n’è uno che colpisce gli investigatori.
“Se non volevo far trovare i corpi li avrei bruciati”, dichiara Landolfi, aggiungendo di aver pensato di prendere benzina per renderli irriconoscibili. Il 49enne parla anche del consumo di cocaina e sedativi, sostenendo di avere vuoti di memoria quando assume droga e farmaci insieme. Gli investigatori, però, ritengono il quadro probatorio schiacciante: testimonianze, riconoscimenti fotografici, tracce ematiche sugli abiti, la presenza dell’auto sul luogo del delitto e soprattutto le ammissioni rese durante l’interrogatorio.
La Procura: “Motivi futili e pericolosità elevatissima”
Nel provvedimento di fermo, la Procura descrive il duplice omicidio come il risultato di motivi “assolutamente futili”.
Per gli inquirenti, Landolfi avrebbe ucciso due donne nel giro di poche ore per somme di denaro minime legate al pagamento di prestazioni sessuali. Una violenza che, secondo il pm, dimostrerebbe “una potenzialità delinquenziale elevatissima, indiscriminata e incontenibile”.
La Procura sottolinea anche il rischio di fuga, legato alla tossicodipendenza dell’uomo e all’assenza di un lavoro stabile.
Intanto resta ancora aperto il lavoro di identificazione completa delle due vittime. Due donne finite nel silenzio di un edificio abbandonato, diventato teatro di uno dei fatti di cronaca più sconvolgenti degli ultimi mesi nel Napoletano.
Manuela Bottiglieri
