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Duplice omicidio a Pollena Trocchia, il fermato confessa: “Ho ucciso per difendermi”

Due donne uccise in giorni diversi nello stesso edificio in costruzione: gli investigatori scavano tra contraddizioni, degrado e una dinamica ancora tutta da chiarire.
C’è un dettaglio che più di ogni altro rende inquietante il duplice omicidio scoperto a Pollena Trocchia, in provincia di Napoli: le due donne sarebbero morte a distanza di oltre ventiquattro ore l’una dall’altra, nello stesso luogo, nello stesso vano ascensore, e nessuno avrebbe visto o sentito nulla.

È questo il punto da cui stanno partendo gli investigatori che, nelle ultime ore, stanno cercando di ricostruire cosa sia realmente accaduto all’interno del cantiere di viale Italia, dove nella notte tra il 17 e il 18 maggio sono stati trovati i corpi senza vita di una 28enne originaria del Casertano e di una 49enne ucraina. Due donne accomunate, secondo gli inquirenti, da un’esistenza fragile e marginale: entrambe esercitavano la prostituzione.
Per il duplice omicidio è stato fermato un uomo di 49 anni residente a Sant’Anastasia. Durante l’interrogatorio davanti ai magistrati della Procura di Nola, avrebbe confessato, sostenendo però di aver agito per difendersi durante una lite degenerata in colluttazione. Una versione che, almeno per ora, non convince del tutto chi indaga.

Il “cantiere fantasma” trasformato in scena del delitto

Il palazzo in costruzione dove sono stati trovati i cadaveri si trova in una zona semi periferica di Pollena Trocchia. Un edificio incompleto, silenzioso, quasi invisibile nel traffico quotidiano dell’area vesuviana. Di notte, però, cambia volto.
Secondo quanto emerge dalle prime verifiche investigative, il cantiere sarebbe facilmente accessibile. Nessun presidio fisso, poche protezioni, zone completamente buie. Un luogo che, secondo alcune testimonianze raccolte informalmente in zona, sarebbe già stato frequentato in passato da persone senza fissa dimora, giovani e coppie in cerca di un posto isolato.
Ed è proprio lì, nel vano destinato a ospitare l’ascensore, che le due donne avrebbero trovato la morte.
Gli investigatori ipotizzano che entrambe siano precipitate per diversi metri dopo essere state spinte nel vuoto. Ma c’è un elemento che pesa nell’inchiesta: i decessi sarebbero avvenuti in momenti differenti.
La prima vittima sarebbe morta sabato 16 maggio. La seconda domenica sera.
Due episodi distinti, ma con una dinamica quasi identica.

La confessione e i dubbi degli investigatori

Il 49enne fermato, assistito dall’avvocato Aldo Maione, avrebbe raccontato agli inquirenti di aver incontrato le due donne separatamente. In entrambi i casi, secondo la sua versione, sarebbe nata una lite culminata in una violenta colluttazione. A quel punto lui avrebbe reagito spingendole.
La Procura, però, vuole capire se si sia trattato davvero di un gesto istintivo oppure di un’azione deliberata.
Perché ci sono aspetti che gli investigatori considerano anomali.
Il primo riguarda proprio la ripetitività della dinamica. Due donne morte nello stesso identico punto, a distanza di poche ore, nello stesso cantiere e con modalità molto simili. Una coincidenza che appare difficile da ignorare.
Il secondo elemento riguarda il comportamento dell’uomo dopo il primo omicidio. Se davvero la morte della prima donna fosse stata accidentale o frutto di un eccesso durante una colluttazione, perché tornare nello stesso luogo il giorno successivo con un’altra donna?
È una domanda alla quale gli investigatori stanno cercando di dare risposta.

L’autopsia sarà decisiva

In questa fase dell’inchiesta sarà fondamentale il lavoro dei medici legali. Le autopsie potrebbero cambiare radicalmente il quadro accusatorio.
Gli esami dovranno stabilire non solo la causa esatta della morte, ma anche se le vittime abbiano subito violenze precedenti alla caduta. Gli investigatori cercano eventuali segni di difesa, lesioni compatibili con un’aggressione e dettagli che possano smentire o confermare il racconto del fermato.
Un altro punto cruciale riguarda i tempi del decesso.
Gli inquirenti vogliono capire per quanto tempo il corpo della prima vittima sia rimasto nel vano ascensore prima che si consumasse il secondo delitto. Un elemento che potrebbe aggravare ulteriormente la posizione del 49enne.

Le telecamere e gli ultimi movimenti delle vittime

Nel frattempo i carabinieri della compagnia di Torre del Greco e della tenenza di Cercola stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona.
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli spostamenti dell’uomo e delle due donne nelle ore precedenti ai delitti. Al vaglio anche i telefoni cellulari, i contatti recenti e i tabulati telefonici.
Non si esclude che il 49enne conoscesse già almeno una delle vittime e che il cantiere non sia stato scelto casualmente.

La vicenda ha sconvolto l’intera comunità vesuviana. A Pollena Trocchia, piccolo centro alle porte di Napoli, la notizia si è diffusa rapidamente alimentando paura e incredulità.
Molti residenti ora si interrogano su quel cantiere rimasto incompleto e accessibile per mesi. Alcuni raccontano di movimenti sospetti notati nelle ore serali, altri parlano di una struttura diventata nel tempo una zona franca lontana da controlli e occhi indiscreti.
Ed è proprio in quei luoghi dimenticati, ai margini delle città, che spesso si consumano storie invisibili. Donne fragili, vite precarie, incontri occasionali e violenza che esplode nel silenzio.

Un’inchiesta ancora aperta

La Procura di Nola mantiene il massimo riserbo. La confessione del 49enne rappresenta un punto importante, ma non basta a chiudere il caso.
Gli investigatori vogliono verificare ogni dettaglio della sua versione prima di definire con precisione le accuse. L’ipotesi della legittima difesa, al momento, resta tutta da dimostrare.
Intanto, mentre il cantiere di viale Italia resta sotto sequestro, Pollena Trocchia prova a fare i conti con una vicenda che lascia dietro di sé molte domande ancora senza risposta.

Manuela Bottiglieri

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