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Falsi invalidi con l’aiuto del Caf

Sono venticinque le persone indagate nell’inchiesta della Procura di Napoli Nord sui falsi invalidi. Coinvolto un Caf di Casal di Principe, in provincia di Caserta, ma anche diversi soggetti provenienti da Napoli. Nell’indagine anche medici in veste di Ctu nominati dal giudice, accusati di aver redatto consulenze non rispondenti al vero e i beneficiai delle indennità ottenute illecitamente. Il reato contestato è di falso e si riferisce a decine di pratiche di invalidità civile inoltrate all’Inps. Ogni anno milioni di euro vengono sottratti alle casse pubbliche da un sistema marcio, che sfrutta le pieghe della burocrazia e la complicità di professionisti senza etica. Nel frattempo, i cittadini realmente malati si vedono respingere le proprie domande di invalidità e sono costretti a pagare avvocati e ricorsi per ottenere ciò che spetta loro per diritto. Le indagini giudiziarie in Campania hanno portato alla luce un meccanismo inquietante fatto di certificazioni false, pratiche pilotate e controlli aggirati. Un sistema che avrebbe consentito a persone sane di ottenere pensioni e indennità di accompagnamento come se fossero affette da gravi patologie. Secondo quanto emerso dagli inquirenti, le richieste di invalidità venivano presentate senza visite mediche reali e con documentazione costruita ad arte. In alcuni casi sarebbero stati coinvolti anche consulenti tecnici chiamati a certificare condizioni cliniche inesistenti.

Quanto costano allo Stato i falsi invalidi?

Il danno economico non è solo una cifra scritta in un fascicolo giudiziario: è un danno sociale enorme. Le frodi per falsa invalidità rappresentano un’emorragia consistente per le casse statali di centinaia di milioni, se non miliardi di euro. Ogni pensione di invalidità concessa illegalmente è un posto in meno per chi combatte ogni giorno con malattie vere, invalidanti, documentate. Ogni indennità di accompagnamento ottenuta senza averne diritto significa meno fondi per chi non può camminare, lavorare, vivere autonomamente. Il paradosso è crudele, mentre i falsi invalidi incassano, i veri invalidi vengono respinti. Famiglie intere raccontano di pratiche bocciate per cavilli burocratici, di commissioni mediche che liquidano patologie gravi in pochi minuti, di richieste di documenti sempre nuovi. Chi ha davvero bisogno è spesso costretto a fare ricorso, sostenendo spese legali che molti non possono permettersi. Si crea così una giustizia rovesciata: chi trucca le carte viene premiato. Chi dice la verità viene punito. Il sistema non solo è ingiusto, ma disumano. Questa vicenda solleva una domanda fondamentale: com’è possibile che un sistema così evidente sia andato avanti per anni senza controlli efficaci?

Manuela Bottiglieri