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Napoli è un brand da tutelare

Napoli diventa un marchio da tutelare, quindi stop all’uso del nome per tabacco, armi e gioco d’azzardo. Il nome di Napoli non sarà più disponibile per qualsiasi tipo di prodotto. Palazzo San Giacomo mette ordine nell’uso commerciale dell’identità cittadina e introduce nuove regole per chi vuole registrare un marchio che contenga la parola “Napoli”. Una scelta che punta a proteggere l’immagine della città in una fase di forte visibilità internazionale. Con una delibera firmata dall’assessora al Turismo Teresa Armato, il Comune ha definito un regolamento che stabilisce quali settori potranno e soprattutto non potranno utilizzare il nome della città nei marchi d’impresa. Napoli è già oggi un brand registrato dal Comune, e il suo utilizzo commerciale è destinato a crescere con eventi di portata globale come l’America’s Cup e il riconoscimento come Capitale Europea dello Sport 2026. Proprio per questo, l’amministrazione ha deciso di vigilare con maggiore attenzione su come il nome venga associato a prodotti e servizi.

Le nuove regole

Secondo il nuovo regolamento, saranno esclusi tutti quei settori considerati incompatibili con l’immagine positiva della città: tabacco, superalcolici, pornografia, armi, giochi d’azzardo e farmaci non potranno più utilizzare la denominazione “Napoli” nei propri marchi. L’obiettivo è chiaro: evitare che il nome della città venga legato a messaggi o attività ritenute dannose per la reputazione del territorio e della comunità. Come ottenere l’autorizzazione del Comune? Chiunque vorrà registrare un marchio contenente la parola “Napoli”, dovrà presentare una domanda dettagliata, indicando: motivazioni e finalità dell’utilizzo, tipo di prodotto o servizio, territori di commercializzazione. Sarà, quindi, rilasciato un attestato di idoneità che certifichi la capacità del marchio di promuovere un’immagine positiva della città. Nomi, simboli e grafiche dovranno essere leciti, rispettosi del buon costume e non offensivi per Napoli e i suoi cittadini. A valutare le richieste sarà una Commissione comunale apposita, mentre l’autorizzazione finale spetterà al Servizio Osservatorio Urbano per il Turismo e il Marketing Territoriale. Il via libera avrà durata decennale, come la registrazione del marchio stesso. Il Comune effettuerà anche controlli periodici sulle imprese autorizzate. Chi violerà le regole rischierà sanzioni da 25 a 500 euro e la revoca immediata del permesso.

Cosa dice la legge nazionale

Il provvedimento si inserisce nel quadro normativo del Codice della proprietà industriale, che stabilisce come i nomi degli enti pubblici non possano essere registrati come marchi senza autorizzazione ufficiale. In caso di parere negativo dell’amministrazione, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi è tenuto a respingere la richiesta. Il regolamento è stato discusso in Commissione Polizia Municipale e Regolamenti, alla presenza dell’assessora Armato e dei presidenti delle Commissioni competenti. È un passo che segna una nuova fase nella gestione dell’immagine urbana: Napoli non è solo una città, ma un simbolo da proteggere. Con queste nuove regole, il Comune prova a trasformare il nome Napoli in uno strumento di promozione culturale e territoriale, evitando che venga sfruttato in modo improprio o commerciale senza controllo. Un modo per dire che l’identità partenopea è un patrimonio collettivo, non una semplice etichetta da apporre su qualsiasi prodotto.

Manuela Bottiglieri