Il Carnevale di Viareggio fa tappa a Napoli
Non sfila sul lungomare, non attraversa i viali della Versilia, ma approda nel cuore di Napoli, tra vicoli carichi di storia e mani che ancora sanno costruire bellezza. Il Carnevale di Viareggio cambia scena e diventa racconto visivo con la mostra “Viareggio Napoli andata e ritorno”, ospitata negli spazi della Fondazione FOQUS, nel centro storico partenopeo. Un evento che va oltre l’esposizione fotografica e si presenta come un vero incontro tra due culture popolari, unite da una stessa urgenza espressiva: trasformare la realtà in simbolo, ironia e denuncia. La mostra accompagna il visitatore dietro le quinte del Carnevale di Viareggio 2025, mostrando ciò che solitamente resta invisibile: mesi di lavoro artigianale, materiali poveri che diventano monumentali, volti di cartapesta capaci di raccontare il presente meglio di mille discorsi. Gli scatti dei fotografi Christian Sinibaldi e Lorenzo Montanelli alternano un bianco e nero intenso, quasi ruvido, delle fasi di costruzione, alla potenza cromatica delle sfilate. Ne emerge un Carnevale inteso non come festa effimera, ma come processo creativo collettivo, fatto di fatica, visione e mestiere.
Totò, Maradona e Pulcinella: Viareggio incontra Napoli
Ad ampliare lo sguardo è l’Archivio Storico del Museo del Carnevale, che mette in dialogo passato e presente attraverso figure simboliche che parlano entrambe le lingue: Totò, Maradona, Pulcinella. Icone popolari che attraversano epoche e territori, diventando ponte naturale tra Viareggio e Napoli. Un legame che affonda le radici nella cultura artigiana, nella capacità di raccontare la cronaca con leggerezza solo apparente, trasformando il dolore, la rabbia e la speranza in immagini potenti e condivise. “Napoli e Viareggio si somigliano profondamente”, ha detto Giorgio Del Ghingaro, sindaco della città toscana, sottolineando come entrambe sappiano sprigionare energia attraverso eventi popolari capaci di parlare al presente. Non a caso, il tema scelto per il Carnevale 2025 è la pace, in un momento storico attraversato da conflitti e fragilità globali. Sulla stessa linea Rachele Furfaro, presidente della Fondazione FOQUS, che ha evidenziato il valore di un progetto nato dal confronto tra tradizioni artigiane: “Questo quartiere ha una storia fatta di botteghe, mani e saperi. Da qui può nascere un percorso condiviso e duraturo”. Un racconto che, passando da Napoli, dimostra ancora una volta come la Campania non sia solo cronaca, ma anche crocevia di linguaggi, tradizioni e visioni, dove l’arte popolare continua a essere una forma autentica di racconto del mondo.
Manuela Bottiglieri